La crisi della Roma si fa profonda: il gol di Gatti rompe gli equilibri e Gasperini prova a resistere
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Redazione Sport
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Il gol di Federico Gatti, quello che ha deciso il derby, non è stato solo un episodio destinato a finire negli archivi delle stracittadine. Quella torsione di testa, a ben guardare, ha rappresentato il momento simbolico di una frattura più ampia: ha spezzato equilibri che già traballavano da mesi e ha consegnato la Roma a una crisi dalla quale, a nove giornate dalla fine, non sembra trovare via d’uscita. L’eliminazione in Europa League, arrivata al termine di una doppia sfida dai contorni tormentati, non è certo il capolinea della stagione giallorossa, ma si innesta in un percorso di declino che parte da lontano, da dicembre, quando la rosa ha cominciato a presentare le prime defezioni. Erano piccoli acciacchi, all’inizio, poi con il passare delle settimane si sono trasformati in assenze strutturali, concentrate quasi tutte nel reparto offensivo, fino a lasciare la squadra scoperta proprio nei momenti decisivi.
A oggi il quadro è impietoso: la Roma è scivolata fuori dalle prime quattro posizioni in classifica, è stata eliminata dalla Coppa Italia e ora anche dall’Europa League, portandosi dietro un malumore che nell’ambiente, a vari livelli, si fa sempre più palpabile. La sconfitta contro il Bologna ha creato un’ulteriore crepa, ma l’amarezza più grande resta quella per i ko in campionato con Genoa e Como, due partite che avevano l’apparenza di svolte obbligate e che invece hanno aggravato la situazione. L’uscita dalla competizione europea ha di fatto precluso l’ultima vetrina stagionale, quella che avrebbe potuto tenere in vita un percorso altrimenti già compromesso.
Il vertice con la società: un faccia a faccia interlocutorio senza patti ma con una linea comune
Il summit tra Gian Piero Gasperini e la proprietà c’è stato, rapido e quasi informale, racconta Ugo Trani sul Corriere della Sera. Un faccia a faccia interlocutorio, senza baci né abbracci, dove i saluti sono stati misurati. La sintesi più scontata, ma al momento anche l’unica percorribile, è quella di ripartire dal campionato: con nove tappe ancora a disposizione, l’obiettivo del quarto posto – quello che garantirebbe un ritorno in Champions League – può essere tecnicamente ancora centrato. Non hanno firmato alcun patto, i Friedkin e l’allenatore, ma la linea comune è chiara: si va avanti così, magari con altri risultati, fino alla conclusione della stagione. Poi sarà il momento della verifica, non solo economica ma sportiva, per capire se questo progetto potrà avere continuità.
Nonostante le voci di un possibile ribaltone, la posizione di Gasperini non è stata messa in discussione in via definitiva. E in questo senso, le parole di Alessandro Vocalelli provano a gettare acqua sul fuoco: i Friedkin hanno già investito 140 milioni tra estate e gennaio, un dato che suggerisce una volontà di proseguire il percorso piuttosto che interromperlo bruscamente. La fiducia, però, non è illimitata, e l’allenatore lo sa. Perché a fronte di una buona parte di stagione giocata ai vertici, l’ultima parte sta assumendo i contorni di un incubo, e i numeri, in questo caso, non nascondono le verità: le evidenziano.
Limiti tecnici, una rosa incompleta e l’allenatore in bilico tra meriti e responsabilità
“Il peggio e il meglio”, avrebbe sintetizzato lo stesso Gasperini, citato da Alessandro Angeloni su Il Messaggero. Come sia possibile passare in così poco tempo dalla gestione di un sogno alla gestione di un incubo è la domanda che circola tra i tifosi e dentro lo spogliatoio. La risposta è complessa: il tecnico ha avuto indubbi meriti nel tenere in piedi un gruppo fino a gennaio, ma ora ha anche le sue responsabilità. Così come le hanno i calciatori, che certo non appartengono al gotha d’Europa ma non possono nemmeno essere considerati tra i più scarsi del campionato.
L’analisi tecnica rivela un limite strutturale evidente: la rosa, così com’è costruita, ha mostrato vistose fragilità nel momento in cui gli infortuni si sono concentrati nel reparto avanzato. E senza alternative all’altezza, la manovra offensiva si è arenata. Gasperini ha provato a ritoccare modulo e interpreti, ma senza trovare quella quadra che nella prima parte di stagione sembrava essere il suo marchio di fabbrica. La caduta libera in classifica ne è la conseguenza più evidente.
La gestione di questa fase, quella più delicata, sarà decisiva. Perché se da un lato la società ha scelto di non intervenire subito, dall’altro le prossime nove partite rappresentano per l’allenatore un vero e proprio esame. Non ci sono più coppe a fare da specchio, solo il campionato e la necessità di riannodare i fili di un gruppo che ha smarrito la sua identità. Gasperini, che nei momenti più alti ha saputo trovare le soluzioni, ora è chiamato a dimostrare di saper gestire anche la fase discendente, quella dove i meriti accumulati rischiano di essere offuscati da un finale di stagione che al momento appare senza coordinate.




