Prezzi carburanti alle stelle, il gasolio sfonda quota 2,2 euro. Il governo valuta le “accise mobili”
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Redazione Economia
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Mentre milioni di italiani si preparano a partire per le tradizionali vacanze di agosto, il costo del pieno al distributore è destinato a pesare in modo sempre più consistente sul bilancio familiare. Il gasolio ha ormai superato ampiamente la soglia psicologica dei 2,2 euro al litro, arrivando a toccare quota 2,213 euro in autostrada, un valore che rappresenta il record assoluto dall’inizio delle rilevazioni ufficiali del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Un’impennata, questa, che riporta alla mente i momenti più critici del marzo 2022, quando lo scoppio della guerra in Ucraina fece schizzare i prezzi verso l’alto, costringendo l’allora governo Draghi a un intervento straordinario per arginare la speculazione.
Record in autostrada e la mappa dei rincari
Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Osservatorio del Mimit, il prezzo medio nazionale del gasolio in modalità self-service sulla rete ordinaria ha raggiunto 2,141 euro al litro, mentre la benzina si attesta a 1,957 euro. Sono però i valori registrati sulla rete autostradale a suonare il campanello d’allarme: 2,213 euro al litro per il diesel, un livello che non era mai stato toccato prima. A trainare questa escalation è la provincia di Bolzano, dove il diesel costa 2,183 euro, seguita a stretto giro dalla Sicilia (2,173 euro) e dal Friuli Venezia Giulia (2,172 euro).
In tutte le regioni italiane, del resto, si è ormai superata la soglia dei 2,1 euro al litro, con Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo che hanno capitolato solo negli ultimi giorni, segno che il rincaro sta colpendo in modo omogeneo l’intero territorio nazionale.
La guerra in Iran e il ritorno del caro-petrolio
Le ragioni di questa nuova impennata vanno ricercate nell’intensificarsi del conflitto tra Stati Uniti e Iran, la cui ripresa delle ostilità a luglio ha riacceso le tensioni sui mercati energetici. Secondo l'analisi della Congiuntura Flash del Centro Studi Confindustria, la riapertura del fronte bellico in Medio Oriente ha avuto un impatto immediato sul prezzo del petrolio, con il Brent che è risalito verso i 94 dollari al barile.
L’incertezza sugli sviluppi futuri del conflitto e le ripercussioni sulle rotte marittime, come la riduzione dei transiti nello Stretto di Hormuz, stanno alimentando la volatilità dei prezzi. L’effetto si traduce in una stangata che, secondo le stime dell’Ufficio economico Confesercenti, potrebbe costare alle famiglie italiane circa 700 milioni di euro in più nei soli mesi di luglio e agosto, complici i maggiori consumi legati alle vacanze.
Il meccanismo delle “accise mobili”: come funziona
Di fronte a questa nuova emergenza, l’attenzione si è concentrata sulla possibile attivazione del meccanismo delle “accise mobili”, uno strumento già utilizzato in precedenza per tentare di calmierare i prezzi alla pompa. Il concetto, come spiegato dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, è quello di utilizzare l’extragettito dell’Iva generato dall’aumento dei prezzi dei carburanti per finanziare un taglio delle accise.
In pratica, quando il costo del petrolio sale e i prezzi aumentano, lo Stato incassa più Iva: quella fetta di gettito inatteso viene reimpiegata per ridurre la pressione fiscale sul carburante, frenando la corsa dei prezzi. Questo sistema, già sperimentato nei mesi scorsi con decreti ministeriali mensili, consente al governo di intervenire in modo mirato senza dover ricorrere a manovre di bilancio straordinarie, anche se finora gli sconti sono stati progressivamente ridotti.
La memoria del 2022 e il costo del taglio alle accise
Per comprendere la portata della situazione attuale, è utile ricordare cosa accadde nel marzo del 2022, quando il gasolio toccò i 2,154 euro al litro. Per far fronte a quella crisi, il governo Draghi introdusse un taglio delle accise di 25 centesimi al litro, a cui si aggiungeva il beneficio dell’Iva, una misura che venne poi prorogata e ridotta nei mesi successivi, con un costo complessivo che si aggirò attorno ai sette miliardi di euro. Oggi, dopo la scadenza del precedente decreto che prevedeva uno sconto differenziato tra benzina e gasolio, i prezzi sono tornati a galoppare.
Secondo il Codacons, in appena tre settimane il costo di un pieno di gasolio è aumentato di quasi 14 euro. L’Unione Nazionale Consumatori ha quindi rinnovato l’appello al governo, chiedendo di non restare a guardare e di ripristinare quanto prima uno sconto sulle accise per alleggerire il peso sui consumatori, che si trovano a dover fare i conti con un'impennata dei costi proprio nel periodo più caldo per gli spostamenti.
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