Israele indaga sui piloti stranieri dopo l'attentato sventato sul volo FlyDubai
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Redazione Esteri
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Israele sta conducendo un'indagine approfondita per accertare se, negli ultimi anni, piloti in possesso di cittadinanze considerate nemiche abbiano operato su voli di compagnie straniere atterrati all'aeroporto Ben Gurion. La verifica, riportata dall'emittente israeliana Channel 12, è stata avviata in seguito al tentativo di attentato terroristico sventato mercoledì a bordo del volo FZ1073 della FlyDubai, in rotta da Dubai verso Tel Aviv.
Secondo quanto riferito dalla stessa emittente, che cita fonti professionali anonime, Israele sta cercando di capire se piloti provenienti da Iran, Siria, Iraq e da altri stati ostili abbiano pilotato aerei di linea stranieri da e per il Paese.
Il copilota e l'accusa di terrorismo
Il presunto attentatore è stato identificato in Hamam al-Hammami, cittadino omanita di 29 anni, che ricopriva il ruolo di copilota sul volo della compagnia emiratina. Secondo quanto dichiarato dal procuratore generale degli Emirati Arabi Uniti, Hamad Saif Al Shamsi, l'uomo stava pianificando un "atto terroristico" e avrebbe utilizzato l'ascia di emergenza presente nella cabina di pilotaggio per aggredire il comandante, tentando di "prendere i comandi dell'aereo".
Le indagini, ha precisato Al Shamsi, proseguono per accertare tutte le circostanze, le motivazioni e i possibili collegamenti dell'accaduto.
L'incidente si è verificato il 30 settembre, quando il volo FZ1073, con a bordo 174 persone, è stato costretto a un atterraggio di emergenza nell'aeroporto di Tabuk, in Arabia Saudita, dopo aver lanciato un segnale di emergenza. I funzionari dell'intelligence israeliana si sono recati negli Emirati Arabi Uniti per partecipare all'interrogatorio del copilota, mentre il comandante aggredito, il pilota indiano Smit Machchhar, è stato trasferito in un ospedale di Abu Dhabi per ricevere le cure necessarie.
Il quadro delle verifiche sui piloti stranieri
L'indagine israeliana si concentra sulla possibilità che piloti con doppia cittadinanza, inclusa quella di Paesi classificati come ostili, abbiano operato senza le dovute verifiche di sicurezza. Secondo il rapporto di Channel 12, Israele avrebbe ricevuto da FlyDubai le liste dei piloti impiegati, ma da un primo esame sarebbe emerso che tali elenchi non erano stati sottoposti ai controlli di sicurezza richiesti. Alcune autorità internazionali starebbero collaborando con Tel Aviv per far luce sulla presunta violazione dei protocolli.
La ricostruzione fornita dall'emittente israeliana indica che il copilota coinvolto nell'attentato avrebbe già operato in precedenza su rotte dirette in Israele. Nei giorni scorsi, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu aveva dichiarato che l'uomo aveva subito un "endoctrinamento islamista radicale", mentre l'ambasciatore israeliano in Italia, Jonathan Peled, aveva definito quanto accaduto "un grave attacco terroristico" a venticinque anni dall'11 settembre.
Il contesto degli Accordi di Abramo
L'episodio si inserisce in un quadro di relazioni delicate tra Israele e gli Emirati Arabi Uniti, consolidatesi nell'ambito degli Accordi di Abramo. La rotta Dubai-Tel Aviv rappresenta uno dei collegamenti diretti più significativi tra i due Paesi, e la compagnia FlyDubai ha sospeso temporaneamente i voli da e per Israele dopo l'incidente.
Le autorità emiratine hanno aperto un'inchiesta per terrorismo e hanno assicurato la piena collaborazione con le controparti israeliane, mentre il comandante Machchhar, in una videochiamata con il primo ministro indiano Narendra Modi, ha raccontato di aver aperto la porta della cabina di pilotaggio nonostante le ferite riportate, consentendo a passeggeri ed equipaggio di intervenire e neutralizzare l'aggressore.
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