Neonato dichiarato morto in Brasile torna a respirare in obitorio
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Redazione Esteri
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Un neonato dichiarato morto dopo un arresto cardiorespiratorio ha mostrato segni di vita nella camera mortuaria di un ospedale in Brasile, dove era stato trasferito dopo i tentativi di rianimazione. Il piccolo Noah Gabriel da Cruz Santos, appena un mese di vita, ha iniziato nuovamente a respirare e a muoversi mentre si trovava all’interno di un sacco destinato al trasferimento alle pompe funebri. La vicenda si è verificata all’ospedale Santa Casa di Rio Claro, nello stato di San Paolo, e rientra nelle casistiche della cosiddetta morte apparente, un fenomeno di cui esistono testimonianze già dal XVIII secolo.
Il caso del neonato Noah e la scoperta nella camera mortuaria
Noah era nato prematuro il 15 giugno e presentava una palatoschisi, una malformazione congenita caratterizzata da un’apertura sul palato che può provocare difficoltà nella respirazione e nell’alimentazione. Nel giorno in cui compiva un mese di vita, il bambino ha avuto un grave arresto cardiorespiratorio e i medici hanno eseguito per circa 45 minuti le manovre di rianimazione prima della dichiarazione di morte. Successivamente il neonato è stato trasferito nella camera mortuaria, dove sarebbe dovuto rimanere in attesa della consegna alle pompe funebri.
La scoperta è avvenuta quando un’addetta della camera mortuaria ha notato qualcosa di insolito nel sacco che conteneva il corpo del piccolo. Secondo il racconto riportato sul caso, la donna ha osservato che il sacco si muoveva e, dopo averlo aperto, ha visto il neonato scalciare e tenere gli occhi aperti. La presenza di questi segnali vitali ha provocato uno choc, perché il bambino era stato già dichiarato morto dopo l’arresto cardiorespiratorio e i tentativi di rianimazione effettuati in ospedale.
Cosa emerge dal fenomeno della morte apparente
Il caso di Noah viene collegato alle situazioni definite di morte apparente, nelle quali una persona dichiarata deceduta manifesta successivamente alcuni segnali compatibili con la presenza di attività vitale. La vicenda del neonato brasiliano si inserisce quindi in una categoria di eventi conosciuti da tempo, con le prime notizie storiche risalenti al XVIII secolo. In questi episodi possono essere osservati elementi che indicano una ripresa delle funzioni corporee dopo un’apparente assenza di vita.
Tra i metodi utilizzati storicamente per verificare la presenza di respirazione viene citata anche la prova dello specchietto, che consiste nel posizionare uno specchio sotto le narici per rilevare l’eventuale condensazione del fiato. Nel caso specifico di Noah questa verifica sarebbe risultata negativa, mentre in un momento successivo nella camera mortuaria sono stati osservati movimenti del corpo e altri segnali che hanno portato alla scoperta della sua condizione.
La vicenda clinica e le condizioni del bambino
Prima dell’arresto cardiorespiratorio, il piccolo Noah era ricoverato per complicazioni legate alla nascita prematura e alla malformazione congenita presente dalla nascita. La palatoschisi, indicata anche nel racconto del caso come una condizione associata a difficoltà respiratorie e di alimentazione, aveva richiesto assistenza medica fin dai primi giorni di vita. L’arresto avvenuto dopo un mese dalla nascita ha portato alla dichiarazione di morte e al successivo trasferimento nell’area mortuaria dell’ospedale.
La storia del neonato dichiarato morto e ritrovato con segni di vita in obitorio è stata riportata come un caso eccezionale avvenuto in Brasile. Gli elementi centrali della vicenda restano l’arresto cardiorespiratorio, la lunga procedura di rianimazione, la dichiarazione di morte e la successiva scoperta dei movimenti del bambino all’interno del sacco nella camera mortuaria.
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