Trump annuncia l'accordo storico per il disarmo di Hamas a Gaza. I Pasdaran fermano tre petroliere nello Stretto di Hormuz
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Redazione Esteri
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La crisi mediorientale, complessa e sfaccettata come poche altre, ha conosciuto nelle ultime ore due sviluppi di segno diametralmente opposto, destinati a ridisegnare gli equilibri di un'area già caldissima. Da un lato, l'annuncio a sorpresa del presidente americano Donald Trump, che ha dichiarato di aver raggiunto un "accordo storico" per il disarmo completo di Hamas e degli altri gruppi armati nella Striscia di Gaza, aprendo la strada a un ritiro graduale delle forze israeliane e a una nuova fase per l'enclave palestinese.
Dall'altro, la mossa provocatoria dei Guardiani della Rivoluzione islamica iraniani, che hanno colpito e fermato tre petroliere nello Stretto di Hormuz, un'arteria marittima cruciale per i commerci globali di greggio, in un'escalation di tensione con gli Stati Uniti.
L’accordo di Trump per il disarmo di Hamas: i dettagli del piano
A gettare una luce inaspettata su un conflitto che sembrava essersi arenato in una fase di stallo è stata una dichiarazione del presidente Trump, pubblicata sulla sua piattaforma Truth Social, in cui ha rivendicato il successo della sua amministrazione nel definire i contorni di un'intesa che definisce "monumentale". Secondo quanto riportato dal tycoon, il Board of Peace – un organismo da lui stesso istituito per la ricostruzione di Gaza – ha raggiunto un accordo per il "disarmo completo di Hamas e di tutti gli altri gruppi armati".
L'accordo, che rappresenterebbe un passo decisivo verso una pace e una sicurezza durature, verrebbe attuato in fasi accuratamente strutturate. Dopo il completamento del disarmo, le forze israeliane si ritirerebbero, lasciando il posto a una Forza Internazionale di Stabilizzazione che opererà in collaborazione con un nuovo corpo di polizia palestinese, con l'obiettivo di garantire la sicurezza di Gaza e delle nazioni vicine.
Trump ha inoltre sottolineato come l'intesa rappresenti un passo cruciale per la creazione di un nuovo governo palestinese a Gaza, che collaborerà con il Board of Peace per assistere la popolazione palestinese, assicurando che l'enclave non possa più essere utilizzata come base per attacchi terroristici e che la minaccia emersa il 7 ottobre 2023 non possa mai più ripetersi.
A corroborare le parole del presidente americano, una fonte del Board of Peace ha rivelato che per la prima volta Hamas si sarebbe impegnata in un piano concreto per la consegna di tutte le sue armi, che verranno inizialmente affidate al Board stesso e successivamente rese inutilizzabili. Funzionari di Hamas hanno confermato l'intesa a France Presse, esprimendo la fiducia che i mediatori, tra cui Egitto, Qatar e Turchia, e il Board of Peace garantiscano il rispetto dei termini da parte di Israele, a partire dal ritiro delle sue truppe da Gaza.
Tuttavia, le prime reazioni israeliane sembrerebbero essere di cautela, con un ufficio governativo che avrebbe dichiarato come la proposta di disarmo non soddisfi appieno le richieste di Gerusalemme.
La tensione nello Stretto di Hormuz: i Pasdaran fermano le petroliere
Mentre le diplomazie internazionali tentano di metabolizzare l'impatto dell'ennesima mossa a sorpresa di Trump, nella regione del Golfo Persico il clima si è fatto improvvisamente incandescente. I Guardiani della Rivoluzione islamica, l'élite militare dell'Iran, hanno annunciato di aver colpito e fermato tre petroliere che stavano navigando nello Stretto di Hormuz, un punto di transito obbligato per circa un quinto del petrolio mondiale.
Secondo la nota diffusa dall'agenzia di stampa iraniana Tasnim, le navi sono state fermate perché "continuavano a navigare lungo una rotta pericolosa e illegale", non seguendo il corridoio designato da Teheran. I Pasdaran hanno rimarcato che continueranno a "esercitare il pieno controllo" sullo Stretto, ribadendo la loro determinazione a monitorare e regolamentare il traffico marittimo in quella che considerano un'area vitale per la sicurezza nazionale.
Un comunicato militare ha precisato che due delle petroliere colpite si trovavano sotto "scorta aerea" militare statunitense, un dettaglio che trasforma l'episodio da semplice atto di polizia marittima a una provocazione deliberata nei confronti della potenza americana presente in zona. Le forze iraniane hanno aggiunto che, oltre alle tre navi fermate, altre quattro petroliere, vista la situazione, hanno rapidamente invertito la rotta, facendo ritorno alle loro posizioni precedenti.
Le reazioni di Teheran e le minacce ai Paesi alleati degli Usa
L'azione nel Canale di Hormuz non è un evento isolato, ma si inserisce in un crescendo di tensione che ha visto l'Iran minacciare una "dura risposta" contro quegli Stati ritenuti complici degli Stati Uniti negli attacchi contro la Repubblica islamica. In una dichiarazione riportata dall'agenzia Fars, i Pasdaran hanno lanciato un avvertimento esplicito: "I Paesi che si rendono responsabili di aver aiutato l'aggressore riceveranno una dura risposta se non correggeranno il loro comportamento".
Questo ultimatum, che non specifica quali nazioni siano nel mirino, getta un'ombra minacciosa sull'intera regione, alimentando il timore di un conflitto diretto o di azioni asimmetriche contro obiettivi americani o dei loro alleati. L'episodio di Hormuz, con il fermo delle petroliere, appare come la prima, concreta applicazione di questa strategia di pressione, dimostrando la capacità operativa dei Pasdaran nel controllare un'infrastruttura critica come lo Stretto.
La situazione, già di per sé esplosiva, si complica ulteriormente se letta in parallelo con l'accordo sul disarmo di Hamas; mentre gli Stati Uniti cercano di chiudere un fronte in Medio Oriente, l'Iran sembra intenzionato ad aprirne un altro, utilizzando la carta dello Stretto di Hormuz come strumento di pressione per rilanciare la propria influenza regionale e contrastare la diplomazia americana.
Il fermo delle petroliere, che ha scatenato un immediato rialzo dei prezzi del greggio, rappresenta un messaggio inequivocabile: qualsiasi passo verso la pace a Gaza non può prescindere dal ruolo e dagli interessi strategici di Teheran, che rivendica la sua capacità di condizionare le rotte energetiche globali.
L'annuncio di Trump, calato in un contesto di rinnovata tensione militare, appare come una mossa ambiziosa e al tempo stesso rischiosa. Da una parte, potrebbe davvero rappresentare un punto di svolta per il futuro di Gaza, offrendo una prospettiva di ricostruzione dopo mesi di conflitto devastante. Dall'altra, il mancato consenso pieno di Israele e l'escalation nel Golfo Persico mostrano quanto il percorso verso la pace sia ancora irto di ostacoli e come la regione resti un polverone pronto a esplodere al minimo inciampo diplomatico.
Saranno cruciali le prossime ore per capire se l'accordo sul disarmo resisterà agli scogli delle reciproche diffidenze e se la sfida lanciata dall'Iran nelle acque di Hormuz provocherà una reazione sul campo o rimarrà una minaccia verbale, in un equilibrio sempre più precario tra diplomazia e forza bruta.
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