Dal 2026 Spid a pagamento per Poste, la Cie si conferma alternativa senza canone
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Redazione Economia
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La comunicazione, recapitata nei giorni delle festività, ha colto di sorpresa una platea sterminata di utenti: a partire dal primo gennaio del 2026, l'identità digitale Spid gestita da Poste Italiane non sarà più un servizio gratuito. La società, che da sola amministra oltre il settanta per cento delle identità attive nel paese, ha infatti modificato unilateralmente le condizioni contrattuali, introducendo un corrispettivo annuo di sei euro per la funzionalità di accesso ai servizi pubblici e privati. Una scelta, questa, che ha sollevato non poche perplessità, configurandosi come un aggravio economico imprevisto per milioni di cittadini i quali, dopo essersi affidati al gestore storico del sistema, si vedono ora richiedere un abbonamento per mantenere attivo uno strumento divenuto ormai indispensabile.
La transizione verso un nuovo obbligo
Mentre si profila all'orizzonte questa svolta a pagamento per un servizio fino a ieri offerto senza costo, un altro documento si prepara a diventare protagonista della vita digitale degli italiani. La Carta d'Identità Elettronica, infatti, vedrà la sua diffusione divenire obbligatoria a partire dal mese di agosto del 2026, sostituendo definitivamente il vecchio documento cartaceo. Un percorso, questo, che procede parallelamente alle vicende dello Spid e che offre una soluzione integrata e statale alla necessità di accertare la propria identità, sia nel mondo fisico che in quello virtuale.
CIE e SPID: due percorsi per la stessa identità
La Carta d'Identità Elettronica, la cui emissione e il cui eventuale rinnovo comportano un costo fisso stabilito dal ministero dell'Interno, si conferma in questo contesto come una valida e solida alternativa allo Spid a pagamento. Essa, che non prevede mai canoni di abbonamento o di mantenimento annuale, permette di accedere – attraverso l'utilizzo del relativo pin e di un lettore di carte – a tutti i servizi della Pubblica Amministrazione che espongono il logo dell'identità digitale. Un livello di sicurezza, peraltro, che è assolutamente analogo a quello garantito dai fornitori privati di Spid, poiché entrambi i sistemi si basano su stringenti normative europee per il riconoscimento dell'identità. La differenza sostanziale risiede nella titolarità e nel modello di costo: la Cie, gestita direttamente dallo Stato, esaurisce il suo onere economico nel momento dell'emissione, offrendo una piena interoperabilità con i servizi online senza ulteriori spese ricorrenti.
Una scelta che ricade sul cittadino
La decisione di Poste Italiane di monetizzare il proprio parco utenti, che alcuni percepiscono come un'imposizione dopo anni di servizio gratuito, costringe dunque i cittadini a una valutazione. Da un lato, si può optare per mantenere l'identità Spid a pagamento, accettando il nuovo canone; dall'altro, si può scegliere di migrare verso altri gestori che potrebbero, almeno per il momento, mantenere una formula gratuita, pur con il rischio di future variazioni. La terza via, quella che appare sempre più strutturale e indipendente dalle politiche commerciali dei privati, rimane l'adozione della Carta d'Identità Elettronica, il cui chip, contenente i dati anagrafici e biometrici del titolare, diventerà presto un elemento comune nei portafogli di tutti gli italiani, garantendo un accesso ai servizi digitali svincolato da logiche di sottoscrizione periodica.




