Spid a pagamento per Poste Italiane, la CIE diventa l'alternativa gratuita più cercata

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Con il nuovo anno, una novità sostanziale modifica lo scenario dell'identità digitale per gli italiani, i quali – è bene precisarlo – hanno imparato a familiarizzare con questi strumenti soprattutto durante la pandemia. Poste Italiane, che è uno dei principali identity provider, ha infatti introdotto, a partire dal primo gennaio, un contributo annuale di sei euro per la gestione dell'identità SPID, mantenendola gratuita soltanto per il primo anno di attivazione. L'azienda, la quale gestisce un numero enorme di credenziali, ha specificato che l'esenzione dal pagamento riguarda alcune categorie precise: i minorenni, gli ultra settantacinquenni, i cittadini residenti all'estero e coloro che utilizzano il PosteID per scopi professionali. Questa scelta, che segue il rinnovo quinquennale delle convenzioni tra lo Stato e i gestori, segna un punto di svolta, spostando il modello verso una parziale contribuzione diretta da parte dell'utente finale.

Il panorama in evoluzione e la ricerca di alternative

La decisione di Poste Italiane, che pure non è l'unico gestore ad adottare politiche tariffarie, ha immediatamente acceso i riflettori sulle soluzioni alternative rimaste totalmente gratuite, accelerando un processo già in atto. Nei giorni seguenti all'annuncio, si è registrato un picco significativo nelle ricerche e nei download relativi alla Carta d'Identità Elettronica (CIE), la quale, dotata di chip e di un'apposita applicazione mobile, permette di autenticarsi sui servizi online in maniera del tutto simile allo SPID. Molti di coloro che si trovano a dover scegliere, infatti, stanno valutando con attenzione questa opzione, spinti dalla volontà di non sostenere costi aggiuntivi per un servizio considerato ormai essenziale. L'ecosistema, del resto, si sta arricchendo anche con lo sviluppo dell'IT Wallet, uno strumento che promette di integrare in futuro non solo l'identità ma anche documenti e certificati.

Come revocare il servizio a pagamento

Per gli utenti di Poste Italiane che intendono evitare il canone, la procedura da seguire è ben definita e deve essere rispettata entro termini precisi. La disdetta, infatti, va comunicata entro trenta giorni dalla scadenza del primo anno di gratuità o dalla ricezione dell'avviso di pagamento, un lasso di tempo che richiede una certa tempestività per non incorrere nell'addebito. L'operazione può essere compiuta online, attraverso l'area riservata del sito di PosteID, oppure inviando un apposito modulo di revoca tramite Posta Elettronica Certificata o raccomandata con ricevuta di ritorno. È cruciale, per chiunque opti per questa strada, non lasciarsi cogliere impreparati e organizzarsi per tempo, per evitare di ritrovarsi, anche solo temporaneamente, senza uno strumento di accesso ai servizi telematici.

Un mercato in fermento e le possibili ripercussioni

Questa transizione verso un modello misto, dove la gratuità non è più scontata per tutti, sta inevitabilmente ridisegnando le abitudini digitali dei cittadini, i quali si dimostrano reattivi nel valutare le opzioni a loro disposizione. La repentina ascesa della CIE nelle classifiche degli store delle applicazioni ne è la prova più tangibile, un segnale di come il mercato risponda rapidamente agli stimoli economici. La situazione, peraltro, rimane fluida, con altri identity provider che al momento mantengono l'erogazione gratuita del servizio, offrendo agli italiani un ventaglio di scelte più ampio di quanto non fosse solo pochi anni fa. Il rischio concreto, che le autorità di settore dovranno monitorare, è che una frammentazione delle soluzioni o difficoltà tecniche possano creare disagi a chi è meno avvezzo alla tecnologia, rallentando di fatto i processi di digitalizzazione della pubblica amministrazione.

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