Lo Spid di Poste diventa a pagamento, la corsa alla Cie e i dubbi sul mancato rinnovo

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La comunicazione, per i possessori di un’identità digitale rilasciata da Poste Italiane, è arrivata via mail a cavallo tra la fine del 2025 e l’inizio del nuovo anno: una modifica unilaterale del contratto introduce un costo annuale di 6 euro per il mantenimento del servizio, e la finestra temporale per esercitare il recesso senza dover corrispondere alcunché, in segno di dissenso, è stata di trenta giorni dalla ricezione della notifica. Dal primo gennaio 2026, dunque, l’era della gratuità totale per lo Spid, quel sistema che dal 2016 ha rivoluzionato il rapporto tra cittadini e Pubblica amministrazione consentendo accessi sicuri e tracciati a milioni di sportelli telematici, si è ufficialmente conclusa per la quota maggioritaria degli utenti, visto che il gestore postale detiene una fetta preponderante del mercato, con oltre 24 milioni di identità attive -1. La mossa di Poste, per la verità, non rappresenta un fulmine a ciel sereno, giacché altri provider come Aruba, InfoCert e Register avevano già da tempo avviato un processo di valorizzazione economica del servizio, ma l’impatto psicologico e pratico sull’utenza media resta comunque significativo, e molti si trovano ora a dover valutare se allinearsi al nuovo esborso oppure cercare valide alternative, gratuite e altrettanto funzionali.

La sospensione di 24 mesi e il destino dell'identità digitale non pagata

Il quesito che molti si pongono, una volta ricevuta la notifica e superato l’eventuale periodo utile per recedere senza costi, riguarda le conseguenze di un mancato pagamento alla scadenza della propria annualità. Il meccanismo, stando a quanto previsto dalle condizioni aggiornate del gestore, non prevede una cancellazione immediata e irrevocabile dell'identità, bensì l'attivazione di un regime di sospensione temporanea della funzionalità di accesso: ciò significa che le credenziali, di fatto, rimangono tecnicamente valide e conservate sui server, ma chi tenta di autenticarsi a un portale della PA si vede negato l'ingresso, con la richiesta di regolarizzare la propria posizione versando i 6 euro dovuti -3. Questa sospensione, ed è questo un dettaglio cruciale per chi sta pensando di temporeggiare, può protrarsi per un periodo massimo di 24 mesi decorrenti dall’ultimo accesso effettuato con successo, un lasso di tempo durante il quale è sempre possibile riattivare tutto semplicemente saldando l’importo, senza che vengano richiesti ulteriori oneri per i mesi di inattività. Qualora invece si superi questo biennio senza procedere al pagamento né, tantomeno, a un nuovo accesso, l’identità digitale potrebbe andare incontro a una revoca definitiva, cancellando di fatto la possibilità di recuperare il profilo e obbligando l’utente, qualora in futuro ne avesse ancora bisogno, ad attivarne uno ex novo, ricominciando da capo l’intera procedura di riconoscimento -9.

Come orientarsi tra i fornitori ancora gratuiti e l'uso della Cie

Dinanzi a questo scenario, l’alternativa più immediata per chi non intende pagare il canone a Poste, ma non vuole nemmeno rimanere senza uno strumento di accesso ai servizi pubblici, consiste nel valutare l’offerta di altri gestori accreditati presso l’Agenzia per l’Italia digitale. Sebbene la tendenza generale del mercato sembri orientata verso l’introduzione di modelli a pagamento, al momento risultano ancora attivi alcuni provider che erogano il servizio Spid senza richiedere alcun costo di rinnovo annuale, tra i quali si annoverano, a Titolo esemplificativo, Intesi Group, Lepida e Namirial, anche se per quest’ultimo permangono eventuali spese legate alla sola fase di riconoscimento iniziale -3. Esiste, però, una strada forse persino più diretta e istituzionale, ed è quella che passa per la Carta di identità elettronica, la Cie, che fin dalla sua introduzione inra di fatto una funzionalità di identità digitale pienamente riconosciuta dalla PA: chiunque sia in possesso di una Cie in corso di validità può, attraverso l’app CieID scaricabile su smartphone o mediante un lettore contactless collegato al computer, accedere gratuitamente e senza limitazioni a tutti i portali che espongono il pulsante “Entra con CIE”, che sono ormai la stragrande maggioranza, inclusi Inps, Agenzia delle Entrate e i servizi sanitari regionali -2. La procedura di configurazione, sebbene richieda l’inserimento del Pin di otto cifre fornito all’atto del ritiro della carta e, per alcune funzionalità, la presenza di un dispositivo mobile con tecnologia Nfc, si rivela relativamente semplice e ha il vantaggio di offrire un livello di sicurezza elevato, trattandosi di uno strumento direttamente emanato dallo Stato e non da un soggetto privato -10.

Le categorie esentate e il nodo dei tempi per il recesso

Va da sé che la mossa di Poste Italiane, comunicata come una modifica unilaterale delle condizioni contrattuali, ha aperto una finestra temporale ben precisa per consentire agli utenti di recedere senza costi, un diritto esercitabile entro trenta giorni dalla ricezione della comunicazione stessa, e chi non ha aderito al recesso in quel lasso di tempo si è visto implicitamente accettare la nuova clausola economica, con il costo che verrà addebitato al primo rinnovo utile. Rimangono comunque esentate dal pagamento alcune fasce di popolazione specificamente individuate, ovvero i minorenni, i cittadini con almeno 75 anni di età, i residenti all’estero e coloro che utilizzano lo Spid per finalità professionali, anche se in quest’ultimo caso, paradossalmente, l’esenzione riguarda il canone base ma non il costo del pacchetto professionale vero e proprio, che rimane a pagamento secondo tariffe distinte -4. In definitiva, per il cittadino comune che non rientra in queste eccezioni e che non ha esercitato il recesso, la scelta si restringe tra il pagamento dei 6 euro annuali, la migrazione verso un provider ancora gratuito e l’adozione della Cie, una soluzione quest’ultima che, oltre a essere gratuita, ha il pregio di utilizzare un documento che ormai quasi tutti possiedono e che è destinato a diventare, con la progressiva dismissione della carta d’identità cartacea, lo standard universale per l’identificazione fisica e digitale.

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