Confindustria: “Rischiamo la più grave crisi energetica della storia”
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
La guerra in Iran, che ha già innescato una volatilità sui mercati non indifferente, potrebbe essere la scintilla di una “crisi sistemica” senza precedenti per l’Italia. A lanciare l’allarme, nel corso di un’audizione congiunta alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, è stato il direttore del Centro Studi di Confindustriali, Alessandro Fontana, il quale ha analizzato in dettaglio il Documento di Finanza Pubblica (Dfp) alla luce delle tensioni geopolitiche che stanno stringendo la morsa sullo Stretto di Hormuz. Fontana ha spiegato che, se il conflitto si concludesse immediatamente, l’economia italiana pagherebbe un prezzo ancora contenuto, quantificabile in una riduzione del Prodotto interno lordo tra lo 0,1 e lo 0,3%. Tuttavia, se le ostilità dovessero trascinarsi fino alla fine dell’anno, entreremmo in una fase critica: quella che lui stesso ha definito la “più grave crisi energetica della storia”, con ricadute sistemiche su tutta la filiera produttiva.
Lo scenario peggiorato e l’urgenza di uno scostamento di bilancio
I numeri forniti dal centro studi delineano uno scenario oggettivamente cupo. Già oggi, nonostante una fragile tregua, il prezzo del petrolio si mantiene su livelli elevatissimi – si parla di una media di 102 dollari al barile ad aprile – e il caro energia si traduce in una contrazione della fiducia di famigge e imprese, anticipando una inevitabile frenata dei consumi. In questo contesto, per evitare un tracollo della competitività nazionale, Confindustria ha chiesto a gran voce un intervento deciso da parte del governo. La ricetta proposta è chiara e articolata: uno “scostamento di bilancio” per finanziare aiuti proporzionati agli aumenti dei costi del gas e dell’elettricità. Fontana ha specificato che questi interventi dovrebbero coprire il periodo fino a dicembre 2026 e riguardare tutte le imprese in media, alta e altissima tensione, con una attenzione particolare per quelle “elettrivore” e “gasivore”, ovvero le più esposte ai rincari.
Le proposte operative sul tavolo del governo
Non si tratta solo di iniezioni di liquidità generiche. La pattuglia degli industriali ha messo nero su bianco una serie di misure emergenziali mirate che il governo dovrebbe adottare immediatamente. Oltre allo scostamento di bilancio, Confindustria auspica la proroga del taglio delle accise sui carburanti, la cui scadenza è fissata per il 2 maggio, senza la quale si teme un’impennata improvvisa dei prezzi alla pompa. Si chiede, inoltre, un aumento del credito d’imposta per l’autotrasporto merci – estendendolo anche al trasporto passeggeri – oltre ad aiuti specifici per il comparto aereo e marittimo. Questi settori, infatti, stanno subendo la doppia morsa dei rincari energetici e dell’aumento dei premi assicurativi legati ai rischi bellici nelle rotte del Golfo; un costo esorbitante che rischia di paralizzare la logistica nazionale.
Un problema strutturale che richiede strategia
Fontana ha voluto sottolineare come la dipendenza energetica sia il tallone d’Achille del sistema Italia e che, purtroppo, tale condizione non potrà essere risolta con interventi tampone. “La nostra principale vulnerabilità è l’energia e rimarrà tale per anni”, ha avvertito il direttore, ammonendo che l’assenza di una strategia di lungo periodo condanna il Paese a vivere di emergenza in emergenza. Per questo, Confindustria ha chiesto un piano strutturato con “target e milestone” simili a quelli del Pnrr, capace di accelerare la transizione e mettere al riparo l’apparato produttivo da futuri shock. Nel frattempo, i primi effetti del conflitto si leggono già sui bilanci delle aziende, dove i costi dell’energia stanno erodendo margini che non si vedevano dai tempi della crisi del 2022. La possibilità che gli Usa e i paesi del Golfo riescano a mediare una tregua duratura appare, al momento, l’unica variabile in grado di scongiurare la recessione tecnica, ma mentre la diplomazia procede a rilento, l’industria italiana brucia riserve di liquidità preziose.




