Stretto di Hormuz, la tregua non placa la crisi del carburante: voli aerei a rischio per mesi

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’annuncio della riapertura dello Stretto di Hormuz, arrivato dopo il via libera di Stati Uniti e Iran a una tregua di due settimane, ha illuso molti viaggiatori e operatori del settore. In realtà, come puntualizzato senza mezzi termini dal direttore generale dell’Associazione Internazionale del Trasporto Aereo (Iata) Willie Walsh, la normalizzazione delle forniture di cherosene – e di conseguenza una stabilizzazione dei prezzi – richiederà tempi molto più lunghi della semplice riapertura di una rotta marittima. Durante una conferenza a Singapore, Walsh ha infatti spiegato che anche nell’ipotesi migliore, quella di un canale definitivamente accessibile, ci vorranno “diversi mesi” prima che i livelli di approvvigionamento tornino a essere quelli precedenti alle tensioni.

Il nodo della raffinazione mediorientale e i riflessi sugli aeroporti italiani

Il problema, ha chiarito il numero uno della Iata, non risiede soltanto nel passaggio delle navi attraverso lo Stretto, ma nelle interruzioni della capacità di raffinazione in Medio Oriente. Quest’area rappresenta un anello critico della catena globale dei prodotti raffinati, e la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran ha provocato danni e rallentamenti che non si risolvono con un semplice via libera diplomatico. La mancanza di carburante – un fattore che negli ultimi giorni ha già messo in difficoltà diversi scali, compresi alcuni italiani – continuerà a farsi sentire, tenendo sotto pressione le compagnie aeree e, di riflesso, le loro politiche tariffarie.

L’allarme di Ryanair: rincari già previsti per Pasqua e oltre

Se qualcuno ancora sperava in un rapido ritorno alla normalità, la comunicazione di Ryanair ha spazzato via ogni dubbio. La compagnia low cost, che da sola opera oltre il 90% dei voli in partenza e in arrivo dall’aeroporto Canova, ha annunciato senza giri di parole che i prezzi dei biglietti sono destinati a schizzare alle stelle. “Con i prezzi del carburante raddoppiati nel mese di marzo – si legge nella nota – prevediamo costi più elevati sotto forma di tariffe aeree più care durante e dopo Pasqua”. Un annuncio che, per la Marca, rappresenta un colpo durissimo, visto il peso specifico del vettore irlandese nello scalo trevigiano.

Tempi lunghi e rincari inevitabili: la fotografia di un settore in difficoltà

Anche qualora la situazione in Medio Oriente dovesse stabilizzarsi – un’eventualità tutt’altro che scontata, nonostante la tregua in corso – le conseguenze del conflitto continueranno a farsi sentire sull’aviazione civile. Walsh è stato lapidario: servono mesi per ritornare ai livelli di fornitura necessari, e questo significa che i costi operativi delle compagnie rimarranno elevati a lungo. Per i passeggeri, la traduzione è semplice: voli più cari, senza una soluzione immediata all’orizzonte. La crisi del carburante, insomma, non si risolve con la semplice riapertura di uno stretto, per quanto strategico.

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