Il cardinale Battaglia e il grido per Gaza: "Il sangue dei bambini accanto a quello di san Gennaro"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nel Duomo di Napoli, gremito per la celebrazione del miracolo della liquefazione, l’eucarestia per san Gennaro è stata interrotta da un videomessaggio di padre Gabriel Romanelli, parroco della parrocchia della Sacra Famiglia di Gaza. Il religioso, la cui testimonianza è stata fatta ascoltare prima dell’inizio della funzione, ha lanciato un appello diretto e struggente: «Metterei il sangue dei bimbi di Gaza vicino a San Gennaro. Israele cessa di versare sangue palestinese».

Ad annunciare quel messaggio, un commosso arcivescovo di Napoli, il cardinale Domenico Battaglia, il quale – nel corso di un’omelia che ha profondamente colpito i fedeli presenti – ha poi tessuto un parallelo tra il sangue del santo patrono e quello versato in Medio Oriente, in Ucraina e in ogni teatro di guerra. «Oggi la parola sangue ci brucia addosso», ha esordito il porporato, definendo il sangue «un linguaggio che tutti capiamo e che chiede conto a tutti».

L’atto penitenziale, sostituito dalla toccante testimonianza del parroco di Gaza, è stato scandito da lunghi e ripetuti applausi da parte dell’assemblea, mostrando una partecipazione sentita e collettiva al dramma che si consuma lontano. La commozione del cardinale Battaglia è divenuta ancor più palpabile quando, con voce rotta, ha lanciato il suo personale grido: «Oggi con pudore e con fuoco dico: è il sangue di ogni bambino di Gaza che metterei esposto in questa cattedrale, accanto all'ampolla del santo».

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