Teheran brucia dopo il raid israeliano, mentre l’Iran minaccia basi occidentali

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nel bazar della capitale iraniana, la vita sembra scorrere con lentezza, tra tazze di tè fumanti e contrattazioni silenziose, ma sotto quella calma apparente si nasconde la tensione di una città che si sta riprendendo dallo choc dell’attacco israeliano. Le esplosioni che hanno devastato due depositi di carburante, riducendoli in fiamme, hanno segnato un punto di non ritorno nel conflitto tra i due Paesi, spingendo Teheran a una risposta che, secondo fonti vicine al governo, potrebbe arrivare nelle prossime ore.

L’offensiva israeliana, la più potente dall’inizio delle ostilità, non ha risparmiato neppure lo Yemen, dove sono stati colpiti obiettivi legati agli Houthi, alleati dell’Iran. Ma è su Teheran che si concentrano le preoccupazioni maggiori: il ministro della Difesa israeliano, Kats, ha dichiarato senza mezzi termini che "nessun obiettivo è escluso", lasciando intendere che persino la leadership suprema, Khamenei, potrebbe essere nel mirino. Intanto, i colloqui sul nucleare tra Usa e Iran sono saltati definitivamente, dopo l’eliminazione di nove scienziati iraniani, attribuita a Tel Aviv.

L’Iran, dal canto suo, ha alzato ulteriormente la posta minacciando di colpire le basi militari di Francia e Gran Bretagna in Medio Oriente, qualora queste dovessero intervenire per contrastare i suoi attacchi contro Israele. Le installazioni occidentali nella regione, già più volte nel mirino della cosiddetta "Mezzaluna sciita", rappresentano un bersaglio strategico per Teheran, che cerca di dimostrare la propria capacità di proiezione militare.

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