Famiglia nel bosco, Pillon contro i servizi sociali: "Ritardi inaccettabili per il rientro dei figli"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Che il percorso tracciato per arrivare al ricongiungimento dei Trevallion fosse a dir poco complicato dal punto di vista operativo è stato evidente fin da subito; se a questo poi ci si aggiungono le storture della burocrazia italiana, ecco che la frittata è fatta. Il tribunale per i minorenni dell'Aquila ha deciso che nei prossimi mesi Nathan e Catherine potranno incontrare i loro tre figli, di giorno, anche all'interno della casa immersa nel bosco di Palmoli, che dista 40 minuti di viaggio dalla comunità di Vasto dove i bimbi vivono da ormai 10 mesi.

Nonostante il via libera a un ricongiungimento graduale, i tempi di attuazione sono diventati il terreno dello scontro, con l'avvocato Simone Pillon che accusa i servizi sociali di un'inerzia che rischia di vanificare lo stesso provvedimento dei giudici.

I tempi del rientro e lo stallo operativo

L'ordinanza del Tribunale per i minorenni dell'Aquila, depositata lo scorso 1° settembre, ha segnato una svolta aprendo le porte al reinserimento dei minori nella famiglia d'origine, ma con un iter a tappe che deve essere costantemente monitorato dai servizi sociali incaricati. Il primo passaggio prevede rientri diurni a Palmoli, che dovrebbero poi allargarsi fino ai primi pernottamenti previsti per ottobre; a distanza di giorni dal decreto, però, la macchina organizzativa sembra essersi inceppata.

L'avvocato Simone Pillon ha dichiarato di aver immediatamente richiesto una riunione per definire gli aspetti pratici del programma con tutti gli attori istituzionali coinvolti, ma mentre la tutrice, la curatrice e i medici della Neuropsichiatria infantile di Atessa avrebbero dato subito la loro disponibilità, il Servizio sociale affidatario avrebbe invece rinviato qualsiasi impegno concreto.

L'accusa di inerzia e le mancate comunicazioni

"Spiace prendere atto che il Servizio sociale affidatario abbia rimandato sia la propria disponibilità sia, e ciò è più grave, la concreta applicazione dei rientri a Palmoli dei minori", ha scritto in una nota il legale della cosiddetta famiglia nel bosco, puntando il dito contro un'assistente sociale in particolare e le sue assenze che avrebbero ritardato l'avvio del programma.

Secondo quanto riportato, persino le rassicurazioni verbali ricevute giovedì 4 settembre, relative a una comunicazione via email che sarebbe dovuta arrivare entro il giorno successivo, sarebbero rimaste lettera morta, lasciando di fatto i tre fratellini ancora nella casa-famiglia di Vasto senza una data certa per il primo rientro a casa.

Il legale parla apertamente di "inaccettabile dilazione dei tempi per ragioni burocratiche", riservandosi "ogni ulteriore azione" qualora la situazione di stallo dovesse proseguire, e sottolinea il contrasto tra la lentezza attuale e l'urgenza che era stata invece adottata al momento del loro allontanamento, avvenuto nello scorso novembre.

Il videomessaggio dei genitori e il ricorso

A fare da contraltare alle dichiarazioni del difensore è il videomessaggio diffuso da Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, in cui la coppia annuncia l'intenzione di presentare ricorso contro l'ordinanza del tribunale, definita come "una decisione che ci spezza il cuore". I genitori, che da dieci mesi vedono i figli solo in contesti protetti, contestano la graduale della riunificazione, temendo che i bambini debbano fare avanti e indietro senza una chiara prospettiva per il loro futuro, ma il vero nodo della discordia sembra essere quello dell'istruzione.

I coniugi anglo-australiani rifiutano l'iscrizione alla scuola pubblica imposta dal giudice, rivendicando il diritto all'homeschooling e sostenendo di aver già presentato un programma dettagliato di istruzione domiciliare simile a quello già seguito in casa-famiglia.

Nel loro appello, i due sottolineano di aver scelto l'Italia proprio per le libertà e i diritti che tutelano migliaia di famiglie, e annunciano che il ricorso chiederà di tenere conto sia delle esigenze sanitarie dei bambini – che secondo i medici sarebbero a rischio con il protrarsi della separazione – sia del loro diritto a scegliere il metodo educativo per i figli.

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