Giubileo, la carica dei 5mila pellegrini: «Continuiamo il cammino»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Si sta concludendo, non senza aver lasciato un’impronta profonda nelle diocesi italiane, l’anno santo straordinario della Speranza, inaugurato da papa Francesco e portato a termine, dopo la scomparsa del pontefice argentino, da papa Leone. Un percorso spirituale che, iniziato nella vigilia di Natale del 2024, vedrà il suo epilogo ufficiale con la chiusura della Porta Santa nella Basilica di San Pietro il 6 gennaio, giorno dell’Epifania. Nei giorni scorsi, tuttavia, le chiese locali hanno già celebrato i propri riti conclusivi, traendo bilanci e riflessioni da un periodo giubilare vissuto con partecipazione corale, come testimoniano i numeri raccolti in diverse realtà.

Bilanci e partecipazione nelle diocesi

Nella diocesi di Concordia-Pordenone, ad esempio, le proposte complessive sono state circa quaranta, un ventaglio di iniziative che ha coinvolto un ampio spettro di fedeli. Don Davide Brusadin, nel rendere noti i dati, ha sottolineato come il legame con la Chiesa universale si sia concretizzato soprattutto attraverso nove distinti pellegrinaggi organizzati verso Roma, i quali hanno visto la partecipazione di oltre mille persone, tra giovani, famiglie, corali e volontari. Un flusso che, seppur circoscritto a una porzione del territorio nazionale, riflette un desiderio diffuso di adesione al percorso giubilare.

Le celebrazioni di chiusura da Nord a Sud

Proprio nelle scorse domeniche, le cattedrali di molte città sono diventate il teatro delle celebrazioni finali. A Crema, il vescovo Daniele Gianotti ha presieduto il rito nella cattedrale, definendo il Giubileo “l’esperienza che ha elevato la gioia a Dio” e ricordando come i pellegrinaggi a Roma abbiano donato “pace e speranza” a chi vi ha preso parte. A Brescia, il vescovo Tremolada, durante la celebrazione svoltasi prima della chiusura vaticana, ha esortato i presenti affinché “il nostro cuore resti sempre aperto”, richiamando il motto “Spes non confundit” che ha caratterizzato l’intero anno. Non è mancata, naturalmente, una significativa presenza a Torino, dove il cardinale arcivescovo Roberto Repole ha celebrato la Messa nella cattedrale di San Giovanni, nella festa della Sacra Famiglia.

L’eredità spirituale del cammino

Quello che si chiude è stato, nelle parole di molti presuli, un tempo straordinario di grazia, dedicato al perdono, alla riconciliazione e a un rinnovamento interiore che ha mosso decine di migliaia di persone in tutto il paese. L’accento è stato posto costantemente sulla dimensione del cammino, sia fisico verso le mete dei pellegrinaggi, sia interiore verso una speranza che non delude. Le Porte Sante, ormai in procinto di essere chiuse nei vari santuari e basiliche, hanno simbolicamente scandito l’accesso a questo periodo di particolare riflessione, che ha coinvolto non solo i singoli fedeli ma l’intera struttura diocesana nella sua opera di organizzazione e accompagnamento.

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