Svizzera, stretta sulle mega banche: la consultazione del governo e il nodo UBS
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Redazione Economia
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La crisi di Credit Suisse, culminata nel salvataggio d'emergenza del marzo 2023 e nella successiva acquisizione da parte di UBS, continua a fare sentire i propri effetti sulle scrivanie di Berna. Il Consiglio federale svizzero ha ufficialmente avviato la procedura di consultazione sulla modifica della legge sulle banche e dell'ordinanza sulla liquidità, un passaggio cruciale all'interno del più ampio pacchetto di misure pensato per rafforzare la stabilità della piazza finanziaria elvetica e scongiurare il ripetersi di scenari che abbiano messo a dura prova l'intero sistema.
La consultazione, che si protrarrà fino al prossimo 19 novembre, rappresenta il banco di prova per un intervento normativo che il governo stesso definisce complementare alle disposizioni già introdotte in materia di fondi propri, andando a toccare in maniera più incisiva il governo d'impresa e la preparazione alle crisi degli istituti di rilevanza sistemica, con un occhio di riguardo, inevitabilmente, per UBS.
La lezione Credit Suisse e il confronto sulle richieste patrimoniali
Il dibattito che anima i palazzi del potere politico e finanziario svizzero è incentrato sulla necessità di tradurre in norme efficaci la lezione appresa dal salvataggio di Credit Suisse, un'operazione che ha richiesto l'intervento diretto dello Stato e che ha messo in luce tutte le fragilità di un istituto considerato troppo grande per fallire.
L'obiettivo dichiarato da Berna è chiaro: ridurre drasticamente il rischio che una futura crisi di una banca di dimensioni sistemiche possa nuovamente costringere le autorità a intervenire in extremis, esponendo di fatto i contribuenti a un potenziale salasso. In questo contesto, l'attenzione si concentra su UBS, il maggiore gruppo bancario del Paese, che dopo l'acquisizione del suo storico rivale si trova ora a gestire un bilancio di proporzioni enormi e una complessità operativa senza precedenti.
Secondo quanto riportato dalla stampa elvetica, tra i parlamentari starebbe prendendo forma un possibile compromesso volto ad alleggerire la stretta patrimoniale inizialmente prospettata dal governo, una stretta che per UBS potrebbe tradursi in un fabbisogno di capitale aggiuntivo stimato intorno ai 20 miliardi di dollari. Un alleggerimento che, se confermato, rappresenterebbe una boccata d'ossigeno per il colosso bancario, ma che al contempo solleva interrogativi sulla reale efficacia delle nuove misure nel garantire la stabilità del sistema.
Le criticità delle obbligazioni AT1 e il ruolo degli esperti
A gettare ulteriore luce sulle complessità della vicenda è il parere di autorevoli voci del mondo accademico, chiamate a valutare l'impianto normativo in costruzione. Tra queste spicca quella di Corinne Zellweger-Gutknecht, professoressa di diritto privato ed economico all'Università di Basilea, considerata una delle massime esperte in materia di regolamentazione bancaria e mercati finanziari.
La docente, che ha redatto una perizia per la Commissione parlamentare d'inchiesta sul fallimento di Credit Suisse e che fornisce consulenza a enti quali il Dipartimento delle finanze, la Banca nazionale svizzera e la FINMA, ha espresso un giudizio particolarmente severo riguardo a uno degli strumenti finanziari al centro delle polemiche: le obbligazioni AT1.
Secondo quanto riportato dalla «NZZ am Sonntag», la professoressa Zellweger-Gutknecht avrebbe evidenziato come queste obbligazioni presentino gravi carenze strutturali, sollevando dubbi sulla loro effettiva capacità di assorbire le perdite in caso di crisi, esattamente come era accaduto durante il crollo di Credit Suisse. La sua analisi si inserisce in un quadro di crescente scetticismo verso questi strumenti, che erano stati concepiti proprio per fungere da cuscinetto in situazioni di emergenza, ma che nella pratica hanno dimostrato di poter amplificare l'instabilità invece di contenerla.
La posizione delle autorità: BNS e FINMA tra consenso e cautela
Nonostante le cautele espresse da UBS, che ha definito le richieste patrimoniali prospettate come estreme, le nuove norme presentate dal Consiglio federale hanno ricevuto un'accoglienza sostanzialmente positiva da parte dei principali organi di vigilanza. La Banca nazionale svizzera e l'autorità di vigilanza FINMA hanno fatto sapere di accogliere favorevolmente le misure proposte, riconoscendone la necessità per rafforzare la resilienza del sistema bancario.
Tuttavia, il loro sostegno non è privo di sfumature, poiché entrambi gli enti sono ben consapevoli delle implicazioni pratiche che una regolamentazione troppo severa potrebbe avere sulla competitività internazionale della piazza finanziaria elvetica e sulla stessa capacità di UBS di generare valore per gli azionisti. Il governo, dal canto suo, si trova a dover camminare su un filo sottile, cercando di bilanciare l'esigenza di prevenire future crisi sistemiche con la necessità di non soffocare un gigante bancario che rappresenta un pilastro dell'economia nazionale.
La procedura di consultazione appena avviata servirà proprio a raccogliere i pareri di tutti gli attori coinvolti, dalle banche stesse ai partiti politici, passando per gli esperti indipendenti, nella speranza di trovare una sintesi che possa coniugare la stabilità finanziaria con la sostenibilità economica delle nuove regole. Il termine del 19 novembre segna l'inizio di un conto alla rovescia che si preannuncia denso di negoziati e aggiustamenti, in un clima in cui il ricordo del collasso di Credit Suisse è ancora troppo vivo per permettersi passi falsi.
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