La strage di Crans-Montana e il no della Svizzera a un team investigativo comune con l’Italia
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Redazione Interno
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Il muro contro muro diplomatico tra Italia e Svizzera, sorto dalle ceneri del rogo del bar Constellation a Crans-Montana, non accenna a smussarsi, anzi, si irrigidisce ulteriormente dopo l’ultimo scambio di vedute tra le procure. Al centro della contesa, lo si ricordi, vi è la gestione dell’inchiesta sull’incendio divampato nella notte di Capodanno, che è costato la vita a 41 persone, tra le quali sei giovanissimi italiani di età compresa tra i 15 e i 17 anni, e il ferimento di altre 115. La procura di Roma, che ha aperto un fascicolo per disastro e omicidio colposo, incendio e lesioni gravissime, aveva formalizzato la richiesta di istituire una Squadra Investigativa Comune (SIC), uno strumento di cooperazione internazionale che consente a magistrati e forze di polizia di diversi paesi di condurre le indagini in modo congiunto e coordinato, snellendo le procedure e condividendo in tempo reale gli elementi probatori. Ebbene, la risposta arrivata da Berna, per il tramite dell’Ufficio federale di giustizia, è stata negativa.
Il dietrofront elvetico e l’irritazione della Farnesina
La richiesta italiana era stata inoltrata già il 30 gennaio scorso, forte di una base giuridica che parrebbe solida: l’articolo 20 del Secondo Protocollo aggiuntivo della Convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia penale, sottoscritto da entrambi gli Stati, il quale prevede la creazione di team congiunti per inchieste che richiedono indagini difficili e impegnative con collegamenti transfrontalieri. Tuttavia, quando il 19 febbraio il procuratore di Roma Francesco Lo Voi e i suoi collaboratori si sono seduti al tavolo con i rappresentanti dell’Ufficio federale di giustizia e la procuratrice generale del Vallese, Beatrice Pilloud, l’atmosfera, secondo quanto ricostruito dalla Neue Zürcher Zeitung citando fonti italiane, sarebbe stata tutt’altro che collaborativa. Tanto che la delegazione italiana, di fronte a quello che ha percepito come un atteggiamento irriguardoso, avrebbe valutato l’ipotesi di interrompere la riunione già in mattinata. La motivazione addotta dalla parte svizzera per giustificare il diniego sarebbe che lo strumento della squadra investigativa comune andrebbe riservato a fattispecie di criminalità organizzata o a casi di particolare complessità che non corrisponderebbero, nella loro interpretazione, alla tragedia del Constellation.
Una posizione, questa, che appare in contraddizione con alcune dichiarazioni pubbliche rilasciate in precedenza dal medesimo Ufficio federale di giustizia a testate come il Corriere del Ticino, nelle quali si lasciava intendere che la base giuridica per la SIC esistesse eccome e non fosse limitata a reati di stampo mafioso. La chiusura è app apparsa tanto più incomprensibile agli occhi del governo italiano se si considera che l’incendio di Crans-Montanta presenta tutte le caratteristiche di un caso con forti ricadute internazionali, non solo per la nazionalità delle vittime, ma anche per i dubbi che emergono dalle prime testimonianze dei sopravvissuti italiani. Questi ultanti, ascoltati dagli inquirenti di piazzale Clodio, hanno riferito di uscite di sicurezza sbarrate, di materiali non ignifughi che avrebbero favorito il rapido propagarsi delle fiamme e dell’assenza di qualsiasi indicazione o soccorso da parte dello staff del locale, con la co-gestrice Jessica Moretiche, secondo i racconti, si sarebbe allontanata senza fornire assistenza. Tutti elementi che rendono indispensabile un accesso pieno e diretto agli atti e ai luoghi.
L’ambasciatore resta a Roma e la cooperazione resta al palo
Di fatto, l’unica concessione ottenuta finora dall’Italia è stata l’ammissione a quella che le autorità elvetiche definiscono una cooperazione rafforzata in materia di assistenza giudiziaria, che consentirà ai magistrati italiani di partecipare, a intervalli regolari, a operazioni di selezione del materiale probatorio già raccolto dalla procura vallesana. Un passo avanti, certo, rispetto alla chiusura totale, ma che per Roma è lontano anni luce dalla piena parità operativa garantita da una squadra investigativa comune, nella quale i membri distaccati possono partecipare attivamente agli atti di indagine sul campo. L’ambasciatore italiano a Berna, Gian Lorenzo Cornado, che era stato richiamato a Roma il 24 gennaio per consultazioni in segno di protesta contro la scarcerazione del proprietario del locale, Jacques Moretti, e contro la gestione dell’inchiesta, non ha quindi ancora ricevuto il visto per fare ritorno nella Confederazione. La sua assenza dalla sede, un gesto dalla forte valenza simbolica nelle relazioni bilaterali, permane come monito. Interpellato da Fanpage, lo stesso diplomatico ha definito la scelta di Berna incomprensibile, ricordando come strumenti analoghi vengano attivati regolarmente per casi complessi e che sarebbe doveroso unire le forze per dare giustizia alle giovani vittime e alle loro famiglie.
Mentre la tensione politica rimane alta, le indagini proseguono su due binari paralleli ma destinati a incrociarsi solo marginalmente. In Italia, la procura di Roma ha disposto il sequestro probatorio dei telefoni cellulari delle vittime e dei feriti italiani per estrarre immagini, video e chat che possano documentare la dinamica e le condizioni di sicurezza del locale. Dalle autorità svizzere, nel frattempo, sono arrivate le prime foto scattate dalla polizia cantonale subito dopo la tragedia, immagini drammatiche che mostrano la devastazione e, tra gli scatti più significativi, il primo piano di una porta di servizio chiusa con un chiavistello, dietro la quale sono stati ritrovati corpi senza vita. Un dettaglio che finirà al centro dell’inchiesta e che stride con le prime testimonianze raccolte. Nel Canton Vallese, invece, la procura di Sion ha messo gli occhi sui server del Comune di Crans-Montana, disponendo il sequestro conservativo di tutte le email dal 2015 a oggi, nel fondato sospetto che funzionari pubblici possano essere coinvolti nella catena di responsabilità legata alle autorizzazioni e ai controlli di sicurezza del locale.




