Energy Dome, l'impianto di Piacenza accelera la produzione delle batterie a CO2
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Redazione Economia
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Energy Dome ha inaugurato a Piacenza il suo nuovo stabilimento produttivo, un passaggio che segna l'avvio della fase industriale della CO2 Battery, la tecnologia di accumulo energetico di lunga durata brevettata dall'azienda italiana. La cerimonia si è tenuta in strada Dossarelli, alla presenza del viceministro delle Imprese e del Made in Italy Valentino Valentini, del vicepresidente della Regione Emilia-Romagna Vincenzo Colla e della sindaca di Piacenza Katia Tarasconi.
Investimenti e obiettivi occupazionali
Il piano industriale prevede un investimento complessivo di circa 6,5 milioni di euro nell'arco di due anni, che si aggiunge ai circa 2 milioni già spesi nell'ultimo periodo per l'adeguamento del capannone, l'acquisto di macchinari avanzati e il potenziamento delle infrastrutture elettriche e di rete. L'obiettivo dichiarato è triplicare la capacità produttiva dell'hub manifatturiero e portare l'organico locale dagli attuali 30 addetti fino a 80-90 dipendenti entro il 2028.
La tecnologia della CO2 Battery
Il cuore del sistema è un ciclo termomeccanico chiuso che utilizza l'anidride carbonica come fluido di lavoro. Nei momenti di sovrapproduzione da fonti rinnovabili, l'elettricità in eccesso viene impiegata per comprimere la CO2, che viene stoccata allo stato liquido in serbatoi ad alta pressione; il calore generato dalla compressione viene trattenuto in un sistema di accumulo termico. Quando la rete richiede energia, la CO2 viene fatta evaporare e espansa attraverso una turbina che aziona un generatore, restituendo elettricità al sistema.
La configurazione impiegata nello stabilimento emiliano non richiede litio, cobalto o terre rare, impiegando invece acciaio, turbine e componenti disponibili su scala industriale.
Dalla Pianura Padana ai mercati internazionali
Dal sito di Piacenza sono già partiti i primi componenti destinati agli impianti internazionali del gruppo. La prima cupola, il cosiddetto Dome che contiene la CO2 compressa, è stata realizzata interamente in-house e spedita in India per il progetto Kudgi da 160 MWh con NTPC, il principale produttore di energia elettrica indiano.
È attualmente in produzione il componente per il Columbia Energy Storage Project in Wisconsin, negli Stati Uniti, un impianto da 200 MWh sviluppato con Alliant Energy, mentre a seguire la produzione servirà il progetto da 200 MWh di Rhode, in Irlanda, nell'ambito di una partnership a lungo termine con Google, che figura anche tra gli investitori dell'azienda.
Contratti, ricavi e ricerca di nuovi capitali
Energy Dome opera oggi su quattro continenti e conta oltre 2 GWh di progetti in esercizio o contrattualizzati, più di 3 GWh di progetti autorizzati e una pipeline di sviluppo superiore a 30 GWh. Tra i partner figurano Google, Engie, Alliant Energy, NTPC, SEC e SRP.
Secondo quanto dichiarato dal fondatore e amministratore delegato Claudio Spadacini, la società chiuderà il 2026 con ricavi compresi tra 30 e 40 milioni di euro, a fronte di contratti di lungo termine che, a suo dire, garantiscono ricavi ricorrenti per qualche miliardo a fronte degli investimenti previsti. L'azienda ha già raccolto 200 milioni di euro e ha avviato una nuova fase di raccolta per diverse centinaia di milioni, con trattative in stadio avanzato con investitori europei e statunitensi.
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