La difesa di Matteo Ricci: «Estraneo alle accuse, il M5s valuti e si proceda»
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Redazione Interno
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Matteo Ricci, candidato del Pd alla presidenza delle Marche, è apparso ieri a In Onda su La7 per ribadire la sua estraneità alle indagini che lo coinvolgono, definendole «questioni di cui non mi sono mai occupato». Senza entrare nel merito dei procedimenti giudiziari, ha sottolineato come l’onestà sia per lui «un principio non negoziabile», aggiungendo di non voler «accettare lezioni da nessuno» — chiaro riferimento alle esitazioni del Movimento 5 Stelle, alleato di coalizione, che ha chiesto più tempo per valutare gli atti.
Dalle parole di Ricci emerge una strategia precisa: accelerare la campagna elettorale, evitando che il dibattito si concentri sulle accuse. «Sono sereno», ha ripetuto, affidando alla magistratura il compito di fare chiarezza, mentre criticava implicitamente i ritardi del M5s: «Giusto studiare le carte, ma di tempo ce n’è poco». Un tono che tradisce la consapevolezza di una partita più ampia, dove la sua candidatura rischia di diventare il banco di prova non solo per le Marche, ma per l’intera alleanza progressista in vista delle amministrative autunnali.
Dall’altro lato, il Movimento 5 Stelle naviga a vista. Giuseppe Conte, pur evitando prese di posizione pubbliche, ha preferito rinviare ogni decisione al 30 luglio, alimentando l’impressione di un partito diviso tra calcoli politici e timori identitari. Le telefonate tra i parlamentari si susseguono, mentre cresce la pressione di chi teme che un appoggio a Ricci — pur strategicamente utile — possa minare la credibilità del movimento.




