Banca Mediolanum vola nel primo trimestre 2026: utile a 276 milioni ( 13%) nonostante il calo dei tassi
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Redazione Economia
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Milano. L’istituto guidato da Massimo Doris ha archiviato i primi tre mesi dell’anno con un margine d’interessi letteralmente esploso (+31%), un dato che sorprende favorevolmente gli analisti se si considera il contesto di riduzione graduale dei tassi deciso dalla Bce. La banca, insomma, dimostra una tenuta operativa fuori dal comune: il margine di interesse ha raggiunto i 236,3 milioni di euro, trainato da una gestione oculata del costo della raccolta che ha compensato la discesa dei rendimenti.
A sostenere i conti non è stato solo il comparto creditizio. Le commissioni nette sono salite a 353,5 milioni (+12%), spinte in particolare dal comparto bancario, dove i ricavi legati al collocamento di certificati hanno segnato un incremento del 66%. Il risultato, spiega la nota diffusa questa mattina, è un cost/income ratio sceso al 34,8%, un livello di efficienza che solo pochi competitor europei possono vantare. L’utile netto, pari a 276,2 milioni, segna un incremento del 13% rispetto ai 243,3 dell’anno prima, consolidando una tendenza alla crescita strutturale che l’ad Massimo Doris ha voluto sottolineare. “Il gruppo – ha commentato – guarda con fiducia al prosieguo dell’esercizio, forte della qualità del business strutturale e di un margine operativo in crescita del 25%”.
La raccolta di aprile conferma la fiducia, anche se i volumi frenano
Se i conti trimestrali dipingono un quadro di salute solida, i numeri relativi al mese di aprile offrono qualche spunto di riflessione sul breve periodo. La raccolta netta totale si è attestata a 1,29 miliardi di euro, un dato in leggero calo rispetto agli 1,34 miliardi di marzo. Guardando il dato progressivo da inizio anno, si arriva a 4,64 miliardi, una cifra che, se messa a confronto con i 4,9 miliardi del 2025, evidenzia un rallentamento nella dinamica dell’afflusso di nuova liquidità.
Pesa, in questo dato, il comparto del risparmio gestito. Ad aprile la raccolta in questo segmento è stata pari a 831 milioni, contro i 920 milioni del mese precedente. Da gennaio ad aprile, i 2,7 miliardi raccolti nel gestito lasciano spazio a un confronto con i 3,15 miliardi dello stesso arco temporale del 2025. Una flessione, questa, che gli addetti ai lavori attribuiscono alla naturale volatilità dei mercati finanziari, la stessa che ha frenato lievemente anche i volumi commerciali totali (scesi a 6 miliardi da inizio anno contro i 6,1 del 2025).
Strategia e prospettive: dividendo in crescita e portafoglio crediti a 19 miliardi
A dispetto di un avvio d’anno segnato da turbolenze sui listini, la banca di Basiglio ha dunque confermato la propria capacità di generare valore. Il totale delle masse gestite e amministrate, pur oscillando leggermente su base trimestrale a causa dell’andamento dei mercati a marzo, ha toccato quota 154,37 miliardi, registrando un +10% su base annua. Un traguardo che non è passato inosservato, così come il boom degli impieghi: la banca ha erogato 953 milioni di nuovi crediti nel trimestre, spingendo il portafoglio totale a 19,25 miliardi (+8% annuo).
Guardando al futuro, l’istituto ha fornito indicazioni chiare su dove intende agire. La previsione per l’intero 2026 è di una raccolta netta in risparmio gestito “ancora sostenuta”, con l’obiettivo di tenere il passo dei 9 miliardi toccati nel 2025, a patto ovviamente di una stabilizzazione dei mercati. Il management prevede inoltre un margine da interessi in aumento di circa il 15% rispetto al precedente esercizio, mentre il costo del rischio (le perdite attese su crediti) è stimato intorno ai 20 punti base. Una nota particolarmente gradita dagli azionisti riguarda la politica dei dividendi: l’istituto ha fatto sapere che punta a una crescita della cedola rispetto al dividendo base del 2025, fissato a 0,80 euro per azione.




