Bagnoli, il giorno della tensione: un poliziotto ferito e un manifestante fermato durante la protesta contro i lavori per l'America's Cup

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il quartiere occidentale di Napoli si è trasformato in un campo di battaglia, o quantomeno in una scenografia da conflitto urbano, nel pomeriggio in cui la Municipalità di Bagnoli ospitava il consiglio comunale monotematico dedicato alla riqualificazione dell'area in vista dell'America's Cup. Mentre all'interno della sala consiliare di via Acate il sindaco Gaetano Manfredi illustrava i dettagli tecnici del progetto di bonifica, all'esterno la situazione degenerava rapidamente, con centinaia di manifestanti che cercavano di forzare il cordone di sicurezza imposto dalla Questura. Circa quattrocento persone, secondo le stime della stampa locale, avevano dato vita a un corteo partito da viale Campi Flegrei, una mobilitazione che i comitati e i sindacati di base avevano annunciato da giorni per esprimere il proprio dissenso verso quelle che definiscono "scelte calate dall'alto".

La scintilla che ha innescato la violenza fisica è scattata quando un gruppo di attivisti, più determinato del resto del serpentone, ha deciso di abbattere le transenne posizionate a circa cinquanta metri dall'ingresso della sede municipale. Le forze dell'ordine, dispiegate con diversi reparti in tenuta antisommossa e supportate da alcuni blindati, hanno tentato di arginare la spinta, ma in quel frangente si sono registrati i momenti di maggiore concitazione. In quella fase di spintoni, calci e contatto fisico, un agente ha riportato una ferita alla testa, un episodio che ha immediatamente innalzato il livello di allerta e che è stato confermato dalla stessa Questura in una nota ufficiale.

Nel caos generale, gli agenti hanno proceduto al fermo di un residente, un giovane del quartiere che, secondo la ricostruzione degli stessi manifestanti, avrebbe divelto una delle transenne in metallo. La notizia del fermo ha rapidamente fatto il giro del corteo, e per qualche minuto i cori si sono concentrati sulla richiesta di liberazione del ragazzo, la cui identità è stata gridata più volte dagli attivisti prima che la situazione tornasse a una tregua precaria e vigilata. I manifestanti, dal canto loro, sostengono che anche alcuni di loro abbiano riportato contusioni e tagli, alimentando la reciproca recriminazione che spesso accompagna questi frangenti di protesta dura.

Le ragioni di una protesta che non si placa

Oltre la cronaca degli scontri, ciò che emerge con chiarezza è il radicamento di un malcontento che affonda le sue radici in decenni di promesse non mantenute e di progetti di risanamento ambientale mai portati a termine. I cartelli esposti dai partecipanti al corteo raccontano un immaginario collettivo ferito e sospettoso: slogan come "America's pacco", "Una colmata di menzogne" e "Bagnoli non è mai stata in vendita" sintetizzano la percezione di un territorio che teme di essere sacrificato sull'altare di un evento mediatico senza ottenere in cambio la bonifica integrale e definitiva che attende da quando l'area industriale dell'ex Italsider e dell'ex Cementir è stata dismessa. Il timore principale, più volte ribadito dai comitati, è che il bacino di calma previsto per le barche della competizione velica possa trasformarsi, una volta concluso l'evento del 2027, in un porto turistico permanente, stravolgendo di fatto la vocazione pubblica che dovrebbe avere quel tratto di litorale.

Manfredi e la difesa del progetto tecnico

Mentre fuori si alzava la tensione, dentro l'aula consiliare il sindaco Manfredi portava avanti la sua relazione, cercando di smontare quella che definisce una visione ideologica del problema. Nel corso dei suoi interventi alla seduta straordinaria, Manfredi ha ribadito la bontà delle scelte compiute dall'amministrazione, in particolare per quanto riguarda il nodo spinoso della colmata a mare e dei dragaggi. Il primo cittadino ha spiegato che i materiali risultanti dai dragaggi, parte integrante del piano di bonifica concordato con Ispra e l'Istituto superiore di sanità, dopo le opportune analisi verranno trasferiti all'estero via mare. Una scelta, questa, motivata dalla volontà di minimizzare il passaggio di mezzi pesanti carichi di materiale potenzialmente contaminato all'interno del tessuto urbano di Bagnoli, un quartiere già provato da decenni di sacrifici ambientali.

Secondo i dati forniti dal sindaco, l'alternativa alla strategia attuale, ovvero la rimozione totale della colmata, avrebbe comportato la movimentazione di un milione e quattrocentomila metri cubi di terra, un'operazione che avrebbe richiesto circa duecentomila camion in quattro anni per trasportare il materiale in discariche fuori regione. Una prospettiva, questa, giudicata impraticabile e con un impatto ambientale persino superiore, tanto da ricevere una valutazione negativa dal ministero dell'Ambiente. "Sono sempre aperto al dialogo con tutti – ha dichiarato Manfredi ai margini del consiglio – ma dobbiamo parlare sulla base di dati tecnici e scientifici e non sull'ideologia. Non voglio essere complice di un fallimento". Un appello alla ragione tecnica che, a giudicare dalla furia della piazza, fatica a trovare ascolto in un quartiere che la storia ha reso diffidente verso qualsiasi promessa di rinascita.

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