Terremoto politico a Prato: la sindaca Bugetti si dimette, ora si apre il rebus delle elezioni
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La politica pratese, scossa da un sisma inatteso, deve fare i conti con un vuoto istituzionale senza precedenti. Ilaria Bugetti, prima donna alla guida della città nella storia repubblicana e sindaca dal mandato più breve di sempre, ha formalizzato le dimissioni dopo l’avviso di garanzia notificatole dalla procura antimafia per corruzione, con richiesta di arresti domiciliari. Una decisione presa, come ha scritto nella lettera indirizzata al Consiglio comunale, per «profondo rispetto istituzionale» verso le istituzioni e la magistratura, ma anche per affrontare «con serenità» le fasi processuali che la attendono. Pur dichiarandosi «pienamente convinta» di poter dimostrare la propria estraneità agli addebiti, il suo passo indietro è stato immediato e irrevocabile.
Il ministero dell’Interno, appresa la notizia, ha già avviato le procedure per individuare il commissario prefettizio che dovrà gestire la transizione. Il commissariamento scatterà dopo i venti giorni concessi per una eventuale revoca delle dimissioni, periodo durante il quale Bugetti – che ha convocato un Consiglio straordinario per ratificare la sua scelta – potrebbe teoricamente tornare sui propri passi. Ma è un’ipotesi remota, considerando la rapidità con cui il suo fronte politico, prima compatto, si è dissolto sotto il peso delle indagini.
Nel Partito Democratico, intanto, si comincia a parlare di successione. Due i nomi che circolano con insistenza: Matteo Biffoni, già sindaco di Prato dal 2014 al 2019, e Ilaria Santi, attualmente assessora. La scelta del candidato, però, è solo uno dei tasselli di un puzzle più complesso. Le elezioni comunali straordinarie, infatti, potrebbero slittare fino alla prossima primavera, o addirittura fondersi con le regionali, previste in autunno ma già al centro di ipotesi di posticipo. Un rebus temporale che dipenderà dalle valutazioni del governo e dagli equilibri di Palazzo Chigi, dove la maggioranza dovrà valutare se anticipare o meno il voto.




