La Juventus di Spalletti tra numeri lusinghieri e realtà deludente
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
La Juventus che produce tanto e concede poco, ma che continua a raccogliere meno di quanto meriti, è il paradosso attorno a cui ruota la stagione bianconera. Secondo il sito specializzato Understat, la squadra di Luciano Spalletti sarebbe prima in classifica per punti attesi con 14,65, davanti a Inter (13,94), Roma (13,24) e Napoli (11,69). Nella graduatoria reale, però, i bianconeri occupano il sesto posto con 11 punti dopo sei giornate, a cinque lunghezze di distanza dalla coppia di testa formata da Inter e Lazio.
Il divario tra expected points e classifica reale
Il caso della Juventus non è isolato, ma assume contorni particolarmente netti. I numeri raccontano di una squadra che crea volume offensivo, che arriva spesso nell'ultimo terzo avversario e che raramente concede occasioni agli avversari. Eppure, al momento della finalizzazione, qualcosa si inceppa. La media di 0,11 gol attesi per tiro è sensibilmente inferiore a quella di Milan e Roma (0,15) e di Inter, Lazio e Napoli (0,14).
Il dato che più di tutti fotografa la sterilità offensiva riguarda la percentuale di conclusioni effettuate dall'interno dell'area di rigore: la Juventus è ultima in questo fondamentale.
La partita contro il Cagliari è l'esempio più eclatante di questa difficoltà: 22 tiri totali, 19 dei quali hanno prodotto appena 0,58 gol attesi. Una mole di gioco che non si traduce in pericolosità concreta. Non è un caso che cinque dei nove gol segnati in campionato siano arrivati dopo l'ottantesimo minuto, quasi a certificare una tendenza a sbloccarsi solo quando il tempo stringe e la disperazione aumenta.
Koopmeiners e l'insicurezza tecnica
Teun Koopmeiners incarna molte delle difficoltà di questa Juventus. Il centrocampista olandese, acquistato per una cifra importante nell'estate in cui il Bayern Monaco spendeva una somma inferiore per Michael Olise, continua a offrire prestazioni lontane dalle aspettative. Anche contro il Celta Vigo, Spalletti lo ha richiamato sulla necessità di verticalizzare con maggiore rapidità, senza però attribuire al solo olandese la responsabilità della lentezza nella gestione della palla.
La lettura del tecnico è che Koopmeiners non goda della tranquillità necessaria per esprimersi al meglio: gioca poco, si sente sotto osservazione costante e non riesce a ritrovare quella brillantezza che pure aveva mostrato in altre stagioni. La competizione europea, nelle intenzioni dello staff, avrebbe dovuto restituirgli fiducia, ma il processo di recupero appare ancora incompleto.
La comunicazione di Spalletti tra provocazione e lucidità
Spalletti alterna dichiarazioni di durezza a momenti di apparente ottimismo, in una strategia comunicativa che sembra volta a scuotere un gruppo abituato a fermarsi sul più bello. Dopo il pareggio di Cagliari, il tecnico aveva parlato della necessità di essere «custodi» della storia juventina e di non essere stati all'altezza di indossare quella maglia. Prima del Celta Vigo, aveva invocato «qualche testa calda in più» e «qualche bravo ragazzo in meno», un riferimento esplicito alla mancanza di personalità e di cattiveria agonistica.
Non sono mancate nemmeno le frecciate ai singoli. Su Francisco Conceição, apparso nervoso al momento della sostituzione, Spalletti è stato netto: «Gli conviene essere arrabbiato con se stesso, perché se no se ne può parlare insieme». Il tecnico ha poi precisato che i suoi collaboratori non gli avevano riferito di gesti polemici, ma ha comunque lasciato intendere che eventuali atteggiamenti andranno chiariti.
C'è poi il fronte delle prestazioni. Dopo la vittoria in rimonta in Spagna, Spalletti ha spiegato che la Juventus è stata «lenta in tutte le fasi», arrivando a sostenere che sotto l'aspetto del dinamismo e della qualità di gioco si è fatto meglio a Cagliari, partita poi non vinta, che a Vigo. Un messaggio che sposta l'attenzione dal risultato alla crescita effettiva, ma che al tempo stesso rischia di alimentare dubbi in un ambiente già provato da anni di delusioni.
La questione del carattere e le voci interne
Il tema del carattere è ricorrente. Alessio Tacchinardi, ex bianconero, ha recentemente dichiarato che in questa Juventus «sono in pochi ad avere quella mentalità lì», indicando in Federico Gatti l'unico giocatore che gli sembra rispecchiare lo spirito juventino, salvo poi chiedersi perché il difensore trovi così poco spazio. Gatti ha collezionato appena 92 minuti stagionali tra campionato e coppe, un impiego che mal si concilia con l'etichetta di uomo-carattere.
La partita contro la Lazio, in programma domenica, si presenta come un banco di prova decisivo. Spalletti dovrebbe tornare a schierare i titolari dopo il turnover in Europa League, con Bremer e Lucumi al centro della difesa e Kolo Muani e Nico Gonzalez in avanti. Ma al di là delle scelte di formazione, il nodo resta quello di una squadra che fatica a trasformare la superiorità territoriale in punti concreti. I numeri di Understat continuano a indicare la Juventus come la migliore del campionato per rendimento atteso; la classifica, però, non assegna trofei alle statistiche.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
