Fumogeni e tensione al corteo del 25 aprile a Roma, aggrediti militanti radicali
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Redazione Interno
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La manifestazione per l’81° anniversario della Liberazione dal nazifascismo, svoltasi questa mattina a Roma, è stata segnata da episodi di forte tensione politica che hanno in parte offuscato il significato originario della ricorrenza. Mentre il corteo si snodava tra le vie della Capitale – tra striscioni esposti al vento e cori rituali che rievocavano la resistenza partigiana – una densa nuvola di fumogeni rossi ha improvvisamente avvolto i manifestanti, riducendo la visibilità e alterando quella che, sulla carta, doveva essere una celebrazione affidata alla memoria storica.
L’aggressione ai rappresentanti radicali e la versione dei fatti
Tra i protagonisti coinvolti suo malgrado nella giornata figura Filippo Blengino, segretario di Radicali Italiani e originario del cuneese. Secondo quanto ricostruito in una nota ufficiale diffusa dal partito, Blengino – insieme alla tesoriera, al presidente e ad alcuni attivisti che lo accompagnavano – sarebbe stato aggredito da militanti riconducibili all’estrema sinistra. L’episodio, avvenuto nel cuore del percorso del corteo, ha visto i radicali circondati e fatti oggetto di spinte e insulti; una dinamica che il partito ha descritto senza mezzi termini, parlando di un attacco diretto contro la propria delegazione.
Lo spray al peperoncino e la bandiera dell’Ucraina strappata
A fornire ulteriori dettagli sulle modalità dello scontro è stato Matteo Hallissey, presidente di +Europa e dei Radicali, il quale ha documentato in presa diretta quanto accaduto. Insieme a lui, presenti sul posto anche Ivan Grieco, noto per il suo lavoro al Pulp Podcast, e lo stesso Blengino. La loro ricostruzione – suffragata da testimonianze e filmati amatoriali poi circolati negli ambienti politici – indica che alcuni esponenti del gruppo "Cambiare Rotta" li avrebbero accerchiati, minacciandoli prima di utilizzare dello spray al peperoncino per disorientarli. Nel parapiglia, i militanti si sarebbero inoltre scagliati contro un simbolo carico di valenza politica: la bandiera dell’Ucraina, che i radicali avevano scelto di portare con sé durante la sfilata per ribadire una chiara presa di posizione internazionalista. Il vessillo è stato strappato e fatto a pezzi sotto gli occhi degli aggrediti.
Fumogeni rossi e corteo sotto tensione
Le immagini diffuse dall’agenzia Vista – scattate dal fotografo Alexander Jakhnagiev – mostrano con cruda efficacia l’atmosfera di quella mattinata romana. I fumogeni, accesi da alcuni partecipanti, hanno avvolto le vie trasformandole in uno scenario da scontro urbano, mentre il corteo proseguiva tra bandiere di partito e slogan gridati a squarciagola. Non si tratta di un episodio isolato, se letto alla luce delle fratture che attraversano il panorama politico italiano; fratture che, puntualmente, riemergono in occasione di eventi simbolo come la Festa della Liberazione, quando le diverse anime dell’antifascismo storico faticano a trovare un linguaggio comune.
Le reazioni interne e il clima politico nella Capitale
Dal canto loro, i Radicali hanno immediatamente stigmatizzato l’accaduto, puntando il dito contro la supposta intolleranza dimostrata da frange della sinistra antagonista. Dall’altra parte, sebbene non siano giunte repliche ufficiali immediate dai gruppi accusati, fonti interne al movimento "Cambiare Rotta" avrebbero in seguito minimizzato, parlando di un diverzio circoscritto e privo di conseguenze gravi. Resta il fatto che un corteo pensato per unire idealmente il Paese nel ricordo della lotta contro il nazifascismo si sia trasformato in una sequenza di episodi di cronaca nera – gestiti con discrezione investigativa – senza che siano emersi al momento sviluppi giudiziari di rilievo, se non le denunce presentate dalle parti offese. Il quadro che ne esce è quello di una giornata spezzata in due: da una parte la memoria istituzionale, dall’altra la rabbia di chi non riconosce più i confini del proprio avversario politico.




