Pulisic, doppia mazzetta: non ha la fascia da capitano degli Usa e ne becca 5 dal Belgio di Saelemaekers
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Redazione Sport
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La notte peggiore, per Christian Pulisic, si è consumata in casa – anzi, in quello che dovrebbe essere il fortino americano a un anno e spiccioli dal Mondiale – e con un doppio smacco che difficilmente si dimentica. Da una parte, l’umiliazione collettiva: gli Stati Uniti, che pure giocavano tra le mura amiche, hanno incassato una manita dal Belgio in meno di quaranta minuti, un 5-2 che al popolo americano (quello che già trema all’idea del mondiale casalingo) alza il livello dell’ansia in modo brusco e, va detto, legittimo. Dall’altra, la ferita personale: Pulisic, “Capitan America” per eccellenza, non solo ha visto la sua nazionale travolta, ma quella sera non indossava nemmeno la fascia da capitano. Un dettaglio, quest’ultimo, che apre scenari curiosi sullo spogliatoio a stelle e strisce, dove la gerarchia sembra meno scolpita di quanto si credesse.
La manita belga e la sfida tra rossoneri
La partita offriva un sottotesto ghiotto per i tifosi del Milan, e cioè il duello a distanza – e poi sul campo – tra Pulisic e Alexis Saelemaekers. Due giocatori di proprietà del club rossonero, due ali, due destini incrociati. Ebbene, a vincere il confronto è stato senza appello il belga: Saelemaekers, impiegato dal primo minuto dalla sua nazionale, ha fornito un assist pesante al 53’, raccogliendo il pallone in piena area e servendo a rimorchio il compagno Onana per il gol del sorpasso (quello del 2-1). Un’azione che ha cambiato l’inerzia di una partita già folle, poi sfociata nel 5-2 finale. Pulisic, dal canto suo, ha giocato senza brillare, e la sua serata è stata riassunta da quel doppio contraccolpo: niente fascia e niente risultato.
Garcia spiega (a modo suo) le scelte di formazione
Rudi Garcia, il commissario tecnico del Belgio, si è presentato in conferenza stampa con la soddisfazione di chi ha visto realizzarsi il proprio piano. Il tecnico francese, come riporta la stampa belga, ha spiegato le sue scelte con una frase che suona quasi come una lezione di pragmatismo: “Per me, non si tratta della migliore formazione titolare possibile, ma del collettivo che mi è sembrato più adatto per iniziare questa partita”. E poi ha aggiunto un dettaglio tecnico che rivela un lavoro minuzioso sulle coppie difensive: “Volevo vedere la complementarietà delle coppie di centrali Debast-Mechele e De Winter-Ngoy”. Parole che raccontano di un cantiere aperto, di prove tattiche più che di test veri e propri. Ma il 5-2 in casa degli Stati Uniti, sia pure in amichevole, resta un biglietto da visita clamoroso.
Caos cromatico e maglie identiche: la rivolta social
C’è però un altro aspetto, quasi grottesco, che ha trasformato questa partita in un caso mediatico oltre il risultato. Il match è finito sui social non solo per i gol (tra cui quelli degli “italiani” Weston McKennie e Charles De Ketelaere), ma per un motivo imbarazzante: le maglie. Secondo quanto ricostruito, gli Stati Uniti – in quanto padroni di casa – hanno rifiutato di indossare la seconda divisa, creando di fatto un conflitto visivo insostenibile. Belgio in rosso, Stati Uniti in... rosso pure? Di fatto due tonalità talmente vicine da rendere il gioco incomprensibile sia per gli spettatori allo stadio sia per quelli davanti alla tv. “Non si capisce niente”, hanno urlato in molti sui social, e la “rivolta cromatica” ha finito per oscurare persino la goleada. Una disattenzione organizzativa che, per una federazione che si prepara a ospitare un Mondiale, fa più rumore di una sconfitta.
Il resoconto dei “nazionali” rossoneri
Nel programma del sabato delle Nazionali, quella gara sapeva di derby in casa Milan. E il resoconto è impietoso: Saelemaekers protagonista con un assist nell’ora di gioco concessagli; De Winter (altro giocatore di proprietà del club, anche se in prestito) parte della sperimentazione difensiva voluta da Garcia; Pulisic, invece, esce dall’amichevole con la consapevolezza amara di aver perso la fascia e la partita. Un assist, una manita, un capitano senza bracciale: il racconto di una serata che, per il mondo rossonero, somiglia a un esame di coscienza in attesa dei prossimi impegni.




