Credem, conti solidi nel primo trimestre 2026 e Deutsche Bank conferma il giudizio ‘hold’
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Redazione Economia
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Il gruppo bancario Credem, guidato dal consiglio di amministrazione presieduto da Lucio Igino Zanon di Valgiurata, ha ufficialmente approvato i risultati consolidati relativi ai primi tre mesi dell’anno in corso, numeri che – a dispetto di un contesto macroeconomico ancora complesso – raccontano una storia di sostanziale tenuta e di progressiva diversificazione dei ricavi. L’utile netto consolidato si è infatti attestato a 139,5 milioni di euro, una cifra che, se paragonata ai 135,6 milioni dello stesso periodo del 2025 (depurati però di una voce straordinaria, ovvero il beneficio di 93,7 milioni derivante dalla cessione delle attività di merchant acquiring avvenuta all’inizio dello scorso anno), mostra una crescita tendenziale del 2,9%. In termini assoluti, e quindi includendo quella plusvalenza straordinaria, il raffronto con i 229,28 milioni contabilizzati nel primo trimestre del 2025 sarebbe fuorviante: gli analisti, lo hanno capito bene, preferiscono guardare al dato adjusted, dove la performance operativa emerge in tutta la sua solidità.
Private banking e wealth management trainano la raccolta, prestiti su del 2,8%
Dal dato aggregato emergono due tendenze di fondo che gli strateghi di Deutsche Bank, nell’ultima nota di ricerca diffusa alla vigilia, non hanno esitato a definire “solide”. La prima riguarda l’espansione del credito alla clientela, cresciuto del 2,8% su base annua fino a raggiungere i 36,4 miliardi di euro, segnale non secondario in una fase in cui molte banche italiane tendono a irrigidire le policy di erogazione. La seconda – e forse più rilevante per la sostenibilità futura del modello di business – è l’accelerazione nella raccolta complessiva, schizzata a 112,8 miliardi con un incremento dell’8,4% anno su anno. Questo traino, va detto, arriva soprattutto dai segmenti del private banking e del wealth management, aree nelle quali Credem ha da tempo concentrato risorse e competenze, riuscendo così ad attrarre oltre 51 mila nuovi clienti nel solo trimestre. Un numero, quest’ultimo, che testimonia l’efficacia di una strategia commerciale orientata alla consulenza patrimoniale più che alla mera intermediazione.
Il giudizio di Deutsche Bank: target a 17,1 euro, utile adjusted batte le attese del 15%
Sul fronte delle coperture finanziarie, gli analisti di Deutsche Bank hanno scelto di mantenere invariata la raccomandazione ‘hold’ (mantenere) sul titolo Credem, accompagnata da un prezzo obiettivo fissato a 17,1 euro. Un verdetto che acquista peso se letto alla luce dell’attuale valore di Borsa dell’istituto, pari a 15,06 euro, e soprattutto della performance trimestrale: il risultato netto su base adjusted – quello al netto cioè delle partite straordinarie – è risultato superiore alle attese del mercato di circa il 15%. Una forchetta ampia, che suggerisce come la macchina operativa del gruppo sappia generare valore anche in assenza di eventi non ricorrenti. Nessuna revisione al rialzo del giudizio, per ora, ma la conferma del target lascia intendere che i margini di apprezzamento del titolo – pur presenti – non siano tali da giustificare un passo verso l’acquisto.
Modello di business e crescita organica: i numeri di un trimestre senza effetti speciali
Quel che interessa agli addetti ai lavori, al di là delle singole voci di bilancio, è la capacità del gruppo di mantenere una redditività stabile senza fare affidamento su elementi straordinari. La cessione delle attività di merchant acquiring, conclusasi all’inizio del 2025, aveva infatti gonfiato artificiosamente il conto economico del primo trimestre dello scorso anno; rimossa quella bolla contabile, l’incremento del 2,9% dell’utile adjusted rappresenta un indicatore di salute operativa non banale. I prestiti salgono, la raccolta vola, e la base clienti si allarga a un ritmo di oltre 17 mila nuovi ingressi al mese: sono questi i fondamentali sui quali Credem costruisce la propria narrazione di banca territoriale con ambizioni nazionali nei servizi patrimoniali. Resta da vedere come il mercato recepirà la conferma del giudizio ‘hold’ di Deutsche Bank, ma intanto i conti parlano chiaro: la diversificazione delle fonti di ricavo non è più un’aspirazione, ma un dato di fatto.




