Kaufmann, il silenzio in cella: «Nome falso per lavorare». Ma sui delitti non parla

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sguardo basso, mani che non tradiscono emozioni. Francis Kaufmann, il 46enne californiano accusato del duplice omicidio della compagna Anastasia Trofimova e della figlia Andromeda, di appena 11 mesi, ha scelto il silenzio durante l’interrogatorio di garanzia nel carcere di Rebibbia. Davanti al gip e al procuratore aggiunto Giuseppe Cascini, ha opposto un muro di mutismo alle domande sulla tragedia di Villa Pamphili, dove i corpi delle due vittime furono trovati lo scorso 7 giugno.

Un atteggiamento in netto contrasto con quello tenuto all’arrivo a Ciampino, venerdì scorso, quando — sbarcando dalla Grecia, dove era stato arrestato — aveva inveito contro la polizia italiana definendola «mafiosa». Ieri, invece, nessuna esplosione, nessun insulto. Solo qualche parola spesa per giustificare l’uso di un nome falso — adottato nel 2017, come avrebbe spiegato, «per lavorare di più» — ma nulla che riguardasse l’accusa più grave.

Quella che lo lega a una delle pagine più crude della cronaca nera romana. I magistrati, tra cui anche il sostituto procuratore Antonio Verdi, stanno ancora ricostruendo i movimenti dell’uomo nelle ore precedenti al ritrovamento dei corpi, abbandonati tra i vialetti del parco. Le indagini, complicate dalla reticenza dell’indagato, puntano a chiarire dinamiche e motivazioni di un delitto che ha sconvolto l’opinione pubblica.

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