Attentato a Ranucci, slitta l'interrogatorio dei quattro esecutori. La procura analizza i legami con Lavitola
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Redazione Interno
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Non prima della prossima settimana si terranno gli interrogatori richiesti dai quattro componenti della banda attualmente in carcere per l'attentato dinamitardo contro il giornalista Sigfrido Ranucci, avvenuto il 16 ottobre dello scorso anno a Pomezia, nel cuore della provincia di Roma.
I legali dei quattro indagati, che si trovano detenuti dal 30 giugno scorso, hanno formalmente inoltrato nei giorni scorsi una richiesta ai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di piazzale Clodio, chiedendo di essere ascoltati alla luce dei recenti sviluppi investigativi che hanno portato all'arresto di Valter Lavitola, il quale avrebbe reso confessioni determinanti sul ruolo di mandante dell'azione criminosa.
La richiesta di interrogatorio e i tempi della procura
La comunicazione inviata dagli avvocati dei quattro esecutori materiali, tutti di origine avellinese, rappresenta un passaggio procedurale atteso sin dai primi giorni di detenzione, ma la calendarizzazione delle audizioni è stata inevitabilmente posticipata a causa della complessità del quadro investigativo e delle nuove acquisizioni probatorie.
Gli inquirenti, coordinati dalla Dda capitolina, stanno infatti vagliando con attenzione le dichiarazioni rese da Lavitola, il quale avrebbe ammesso la propria responsabilità nella pianificazione dell'attentato, gettando nuova luce sui rapporti tra i soggetti coinvolti. L'interrogatorio dei quattro, che avrebbe dovuto tenersi già in questi giorni, è stato dunque rinviato per consentire ai pm di approfondire le convergenze tra il racconto del faccendiere e le risultanze emerse dalle intercettazioni telefoniche e ambientali acquisite nel corso delle indagini.
Il ruolo di Gomes Clesio Tavares e il presunto intermediario
Un elemento di particolare rilevanza, emerso dalle attività di captazione condotte dai carabinieri del Ros, riguarda una conversazione intercettata nelle primissime ore del 30 giugno scorso, subito dopo l'esecuzione delle misure cautelari nei confronti del gruppo. In quel dialogo, uno dei detenuti avrebbe fatto riferimento a una catena di contatti che non si fermerebbe alla figura di Gomes Clesio Tavares, il factotum arrestato come esecutore materiale, ma si estenderebbe fino a Valter Lavitola, definito con l'appellativo di "Dottore" nei colloqui captati.
La frase pronunciata all'alba, riportata negli atti investigativi, lascia intendere che gli stessi esecutori fossero consapevoli della funzione di Tavares come semplice intermediario, un tassello di un meccanismo più ampio che avrebbe avuto il suo fulcro nella figura del faccendiere campano.
I tre indizi su Lavitola e la festa in cella
Gli investigatori hanno concentrato le proprie attenzioni su tre specifici indizi che, secondo la ricostruzione della procura, rafforzerebbero il collegamento diretto tra Lavitola e la cella che ha ordito l'attentato contro il conduttore di Report. Il primo elemento riguarda la conoscenza personale tra il faccendiere e i quattro avellinesi, già emersa in precedenti contesti investigativi e confermata da alcune frequentazioni nel territorio campano.
Il secondo indizio è rappresentato dai contatti telefonici intercorsi tra Lavitola e Tavares nei giorni immediatamente antecedenti il piazzamento dell'ordigno rudimentale, contatti che sarebbero stati seguiti da un repentino cambio di linea difensiva da parte degli indagati dopo l'arresto.
Il terzo elemento, giudicato dagli inquirenti particolarmente significativo, è legato al comportamento dei quattro detenuti subito dopo il confronto con Lavitola: secondo quanto appreso, negli ambienti penitenziari si sarebbe diffusa la notizia di una sorta di festeggiamento in cella a seguito dell'interrogatorio del faccendiere, un atteggiamento che i pm interpretano come la consapevolezza, da parte della banda, di aver ottenuto una conferma indiretta sulle gerarchie interne all'operazione criminale.
Le intercettazioni e la catena di comando
Le intercettazioni ambientali, in particolare, hanno restituito un quadro articolato delle dinamiche associative, nel quale emergerebbe una struttura piramidale non formalizzata ma operativamente efficace. La frase "Avvisa Gomes che avvisa quell'altro", captata dagli investigatori, sarebbe la spia di un meccanismo di comunicazione scalare, in cui ciascun anello della catena conosceva solo parzialmente il livello superiore, con l'eccezione del vertice identificato in Lavitola.
La procura di piazzale Clodio sta ora verificando la compatibilità di questo schema con le dichiarazioni rese dal faccendiere, il quale avrebbe fornito una ricostruzione degli eventi che, se corroborata da ulteriori riscontri probatori, potrebbe portare a una ridefinizione delle posizioni processuali dei quattro esecutori materiali, già accusati a vario titolo di concorso in attentato e danneggiamento aggravato.
L'audizione dei quattro, che si terrà presumibilmente nella seconda metà della prossima settimana, rappresenterà un banco di prova cruciale per la tenuta dell'impianto accusatorio, soprattutto alla luce delle nuove dichiarazioni che potrebbero emergere dal confronto diretto con i magistrati.
I legali difensori, da parte loro, hanno già annunciato l'intenzione di sottoporre ai pm una serie di elementi atti a ridimensionare il ruolo dei loro assistiti, sottolineando come la disponibilità a essere interrogati rappresenti un atto dovuto nell'ottica della piena collaborazione con l'autorità giudiziaria.
Restano al vaglio degli inquirenti, infine, alcuni profili legati alla dinamica esecutiva dell'attentato, in particolare per quanto concerne la preparazione dell'ordigno e la sua collocazione nei pressi dell'abitazione del giornalista a Pomezia, aspetti sui quali le prossime audizioni potrebbero fornire chiarimenti decisivi.
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