Attentato Ranucci, Lavitola chiede nuovo riesame e interrogatorio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’attentato Ranucci torna al centro dell’inchiesta con la decisione dei legali di Valter Lavitola di presentare una nuova richiesta di riesame contro le misure cautelari nei primi giorni della prossima settimana. L’ex imprenditore, detenuto a Rebibbia, è accusato di essere il mandante dell’attentato ai danni di Sigfrido Ranucci, conduttore di Report. La difesa valuta anche un nuovo interrogatorio per chiarire alcuni passaggi delle dichiarazioni rese da Lavitola, considerati dagli inquirenti poco chiari e definiti “fumosi”.

Il nuovo passaggio davanti ai magistrati nasce dalla necessità della difesa di affrontare gli aspetti dell’inchiesta che hanno sollevato dubbi sulla ricostruzione fornita dall’ex imprenditore. Lavitola dovrà cercare di spiegare alcuni elementi della sua testimonianza che, secondo gli inquirenti, presenterebbero punti non ancora chiariti. L’obiettivo dei legali è ottenere un nuovo confronto e chiedere una revisione delle misure cautelari, riportando al centro del procedimento le dichiarazioni e le circostanze contestate.

La telefonata tra Ranucci e Lavitola e i punti ancora da chiarire

Tra gli elementi dell’indagine resta anche la lunga telefonata notturna tra Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola, avvenuta dopo la perquisizione dell’ex editore mentre era in procinto di prendere un volo per l’Etiopia. Agli atti dell’inchiesta della Procura di Roma risultano soltanto una ventina di minuti di quella conversazione, mentre una parte del dialogo, durato complessivamente circa due ore, rimane ancora oggetto di attenzione da parte degli inquirenti. Il segmento acquisito riguarda il periodo in cui Lavitola, appena uscito dalla caserma dei carabinieri di via In Selci, si trovava in macchina con la compagna Natalia.

La conversazione tra Ranucci e Lavitola è uno dei passaggi su cui si concentrano le domande degli investigatori perché riguarda il rapporto tra i due e le informazioni scambiate in quella fase dell’inchiesta. Nel materiale raccolto dagli inquirenti vengono analizzati anche i documenti che Ranucci aveva girato a Lavitola e il contenuto dei contatti tra i due. Gli approfondimenti puntano a ricostruire il contesto delle comunicazioni e a verificare gli elementi collegati alla versione fornita dal conduttore di Report.

L’avvertimento a Ranucci e l’indagine sull’attentato

Prima dell’attentato, Lavitola aveva rivolto a Ranucci un avvertimento legato al rischio rappresentato dagli odiatori e alla necessità, secondo le sue parole, di una protezione fisica. Il 29 novembre scorso aveva scritto al conduttore spiegando che il livello di rischio potenziale sarebbe stato molto alto e invitandolo a muoversi per aumentare le misure di sicurezza. Ranucci era già scortato da due agenti quando, dopo la detonazione del 16 ottobre, si è aperta l’indagine dei carabinieri coordinati dal pm antimafia Carlo Villani.

Il procedimento riguarda quindi la ricostruzione dei fatti legati all’attentato e il ruolo attribuito a Lavitola secondo l’accusa. La difesa, con la nuova richiesta di riesame e la possibile scelta di un nuovo interrogatorio, punta a intervenire sui punti che hanno portato gli inquirenti a contestare la sua versione. Il prossimo confronto davanti ai magistrati sarà dedicato proprio ai passaggi ritenuti controversi e alle dichiarazioni che, secondo la Procura, necessitano di ulteriori chiarimenti.

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