Attentato Ranucci, Lavitola resta in carcere dopo la decisione del Riesame
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Redazione Interno
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L’attentato Ranucci resta al centro dell’inchiesta con Valter Lavitola che rimane in carcere dopo la decisione del Tribunale del Riesame di Roma. I giudici hanno respinto la richiesta presentata dai legali dell’ex editore de L’Avanti!, confermando la misura cautelare nei suoi confronti. La posizione dell’indagato resta quindi quella delineata nell’ambito dell’indagine sull’azione dinamitarda contro Sigfrido Ranucci, per la quale Lavitola aveva ammesso le proprie responsabilità come mandante.
La decisione dei giudici e l’aggravante contestata
Il collegio ha mantenuto anche l’aggravante del metodo mafioso contestata dalla procura di Roma. La difesa, rappresentata dagli avvocati Arturo e Sergio Cola, aveva chiesto una modifica della misura cautelare e un ridimensionamento delle contestazioni, ma l’istanza non è stata accolta. La valutazione del Riesame riguarda dunque sia la permanenza in carcere sia il quadro accusatorio costruito dagli inquirenti sull’organizzazione dell’attacco.
Nel corso dell’udienza, Lavitola ha reso dichiarazioni spontanee ai giudici e ha depositato una memoria di oltre settanta pagine con l’obiettivo di ottenere una misura meno afflittiva. Il documento e gli interventi della difesa non hanno portato alla concessione degli arresti domiciliari. La decisione mantiene invariato il percorso dell’inchiesta, che per il momento continua a essere seguito dagli uffici giudiziari capitolini.
I dubbi sulle conversazioni e gli elementi dell’indagine
Tra gli aspetti esaminati nell’inchiesta restano anche i dubbi legati ai vuoti temporali presenti nelle chat analizzate dagli investigatori. Le conversazioni digitali rappresentano uno degli elementi valutati nell’ambito degli accertamenti, insieme agli altri atti raccolti durante le indagini. L’attenzione degli inquirenti è rivolta alla ricostruzione dei passaggi che hanno preceduto l’attentato avvenuto a Pomezia, per chiarire ruoli e responsabilità.
L’indagine riguarda un episodio avvenuto davanti all’abitazione del giornalista e ha portato alla contestazione di un ruolo di mandante e organizzatore nei confronti di Lavitola. L’ex editore, 60enne imprenditore campano, è stato indicato come responsabile dell’azione e ha scelto di fornire dichiarazioni nel procedimento. La conferma delle accuse da parte dei giudici lascia aperta la fase successiva del confronto giudiziario.
Le prossime mosse della difesa
Dopo il provvedimento del Riesame, i difensori hanno annunciato il ricorso in Cassazione per contestare la decisione adottata dai giudici. Parallelamente, nel procedimento è emersa anche la volontà dell’ex compagna di Lavitola di fornire dichiarazioni. Il nuovo passaggio davanti alla Suprema Corte potrà quindi aprire un ulteriore confronto sulle valutazioni relative alla misura cautelare e alle accuse formulate nell’indagine.
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