Attentato a Ranucci, Lavitola resta in carcere e cresce l’attesa per gli interrogatori
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Redazione Interno
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L’attentato a Ranucci resta al centro dell’inchiesta dopo la decisione del Tribunale del Riesame di Roma, che ha confermato la custodia cautelare in carcere per Valter Lavitola e l’aggravante del metodo mafioso contestata nei suoi confronti. La difesa dell’imprenditore aveva chiesto una misura meno afflittiva, con la possibilità degli arresti domiciliari a Noepoli, ma l’istanza è stata respinta dai giudici.
Il procedimento riguarda l’azione dinamitarda avvenuta a Pomezia il 16 ottobre 2025 ai danni del giornalista, con Lavitola indicato come mandante e reo confesso dell’azione. Dopo la conferma della permanenza in carcere, i legali dell’indagato hanno annunciato una battaglia davanti alla Corte di Cassazione, concentrando il ricorso sulla contestazione dell’aggravante del metodo mafioso. Secondo la linea difensiva, non ci sarebbe stata alcuna intenzione di evocare la forza intimidatrice della criminalità organizzata.
Le verifiche sul telefono e le domande della procura
Prima della convocazione in procura di Sigfrido Ranucci, il pm Edoardo De Santis attende la conclusione degli accertamenti condotti dai militari del nucleo investigativo sul telefono di Lavitola. L’analisi del dispositivo potrebbe chiarire alcuni passaggi dei rapporti tra il giornalista e l’imprenditore, che frequentava abitualmente. Tra gli aspetti che gli inquirenti intendono approfondire c’è il motivo per cui il conduttore di Report non avrebbe riferito ai pm della sua amicizia con l’ex editore e dei colloqui avuti sull’attentato e sui possibili esecutori.
La posizione di Ranucci nel procedimento resta quella di parte lesa, mentre gli investigatori proseguono gli accertamenti sugli elementi raccolti nell’ambito dell’indagine. L’esame dei contenuti presenti nel dispositivo sequestrato viene considerato un passaggio precedente rispetto alle prossime attività della procura. Le verifiche riguardano anche eventuali conversazioni che possano fornire ulteriori dettagli sul contesto dei rapporti tra i protagonisti della vicenda.
Il ricorso della difesa e gli sviluppi attesi
Il fronte giudiziario di Lavitola si sposta ora verso la Suprema Corte, dove la difesa punta a contestare la conferma della misura cautelare e soprattutto l’aggravante ritenuta dai giudici del Riesame. Il punto centrale del futuro ricorso sarà stabilire se gli elementi raccolti siano sufficienti a sostenere l’accusa legata al metodo mafioso. Nel frattempo, l’attenzione degli investigatori resta anche sui possibili nuovi elementi che potrebbero arrivare dalle dichiarazioni della compagna dell’ex editore.
La donna potrebbe infatti contribuire a chiarire ulteriori circostanze legate ai rapporti e alle informazioni emerse nell’indagine. Il suo eventuale contributo si inserisce nella fase di approfondimento degli inquirenti, impegnati a ricostruire tutti i collegamenti utili a comprendere la preparazione e le dinamiche dell’attentato.
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