Attentato Ranucci, il Riesame conferma il carcere per Lavitola: resta l’aggravante mafiosa

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il Tribunale del Riesame di Roma ha respinto l’istanza di scarcerazione presentata dai difensori di Valter Lavitola, confermando integralmente l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip Iole Moricca. L’imprenditore salernitano, reo confesso di essere il mandante dell’attentato dinamitardo contro Sigfrido Ranucci, resta quindi detenuto a Rebibbia. I giudici hanno mantenuto anche l’aggravante del metodo mafioso, nodo centrale del provvedimento cautelare contestato dalla difesa.

La posizione della difesa

L’avvocato Sergio Cola, che assiste Lavitola insieme al figlio Arturo, ha annunciato il ricorso immediato in Cassazione. «Rispettiamo in pieno quelle che sono le decisioni della magistratura, anche se non le condividiamo assolutamente sia in fatto che in diritto», ha dichiarato il legale, precisando che le motivazioni del Riesame saranno depositate entro 45 giorni. «Già oggi presenteremo ricorso in Cassazione, quindi per saltum, contro l’ordinanza del Gip che ha rigettato la nostra richiesta sulla perdita di efficacia della custodia cautelare che riteniamo sia ampiamente fondata».

Nel corso dell’udienza i difensori avevano chiesto anche lo spostamento della competenza territoriale da Roma a Napoli, istanza anch’essa respinta.

Le contestazioni e il quadro indiziario

Secondo la Procura di Roma, guidata da Francesco Lo Voi, Lavitola avrebbe pianificato l’attentato con l’obiettivo di accrescere la propria notorietà in vista di un possibile ingresso in politica. L’ordinanza firmata dal Gip Moricca descrive l’atto dinamitardo come «un dato estremamente positivo e favorevole» per il progetto perseguito dall’indagato. Nel provvedimento vengono contestati anche i ruoli di Pellegrino D’Avino, Antonio Passariello, Marika De Filippis e Saverio Mutone, indicati come gli esecutori materiali dell’azione.

Per il sesto indagato, il camerunense Clesio Gomes Tavares, ritenuto l’intermediario con il gruppo, la Procura ha avviato le procedure di estradizione.

Gli sviluppi investigativi

Sul fronte delle indagini, il pm Edoardo De Santis ha disposto ulteriori accertamenti tecnici sui dispositivi sequestrati a Lavitola. Dagli apparecchi emergerebbero intervalli temporali nelle comunicazioni tra l’imprenditore e il conduttore di Report, con chat che risulterebbero cancellate sia in fasi antecedenti sia successive al 16 ottobre 2025. Gli inquirenti stanno verificando se tali cancellazioni siano riconducibili a conversazioni intrattenute con Gomes Tavares o con gli altri indagati.

Parallelamente, la Procura ha avviato accertamenti patrimoniali su beni riconducibili a Lavitola, tra cui il ristorante Bistrò Cefalù a Monteverde, per fare luce sui flussi di denaro e sugli affari finanziari del faccendiere.

Il contesto dell’inchiesta

L’attentato risale alla sera del 16 ottobre 2025, quando un ordigno contenente circa un chilo di esplosivo fu fatto detonare davanti al cancello dell’abitazione di Ranucci a Pomezia, in provincia di Roma. Lavitola, nato a Salerno nel 1966, è una figura nota alle cronache giudiziarie italiane: ex editore de L’Avanti!, è stato condannato in passato per tentata estorsione ai danni di Silvio Berlusconi e per la vicenda dei finanziamenti pubblici al quotidiano socialista.

Nel procedimento sulla cosiddetta compravendita dei senatori ha patteggiato una pena per corruzione, poi estinta per prescrizione in appello. Il suo nome compare anche in inchieste su appalti internazionali e affari a Panama.

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