Lavitola resta in carcere, il Riesame conferma l'aggravante mafiosa: la difesa annuncia ricorso per saltum

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Valter Lavitola, l'ex editore de L'Avanti! accusato dalla procura di Roma e reo confesso per l'attentato del 16 ottobre 2025 davanti all'abitazione di Sigfrido Ranucci, resta in carcere. Lo hanno deciso i giudici del Tribunale del Riesame di Roma, respingendo così l'istanza presentata dai legali del 60enne imprenditore campano, gli avvocati Arturo e Sergio Cola. L'indagine, quindi, per il momento resta incardinata a Roma.

Le richieste della difesa e la decisione dei giudici

Gli avvocati, in una corposa memoria di 72 pagine, avevano chiesto lo spostamento della competenza territoriale sulla bomba sotto casa dell'ex conduttore di Report dalla Capitale a Napoli e l'annullamento dell'ordinanza di custodia cautelare, con conseguente immediata immissione in libertà dell'indagato. I legali avevano anche indicato Noepoli, in provincia di Potenza, come possibile luogo degli arresti domiciliari, paese d'origine della famiglia paterna dell'imprenditore.

I giudici hanno invece confermato la misura cautelare e l'aggravante del metodo mafioso, già contestata dal gip Iole Moricca nel provvedimento a carico dello stesso Lavitola e di Gomes Clesio Tavares.

La posizione dell'avvocato Sergio Cola

"Il tribunale del Riesame ha confermato l'ordinanza cautelare, chiaramente noi rispettiamo in pieno quelle che sono le decisioni della magistratura, anche se non le amiamo assolutamente sia in fatto che in diritto", ha dichiarato il difensore Sergio Cola. "Ora attenderemo che siano depositate le motivazioni che arriveranno entro 45 giorni ma già oggi presenteremo ricorso in Cassazione, quindi per saltum, contro l'ordinanza del gip che ha rigettato la nostra richiesta sulla perdita di efficacia della custodia cautelare che riteniamo sia ampiamente fondata".

Il ricorso per saltum consente di impugnare direttamente in Cassazione un provvedimento, saltando il grado di appello, ed è ammesso dalla giurisprudenza per i soli vizi di pura legittimità.

Gli altri indagati e il quadro investigativo

Per gli altri quattro accusati, Pellegrino D'Avino, Antonio Passariello, Marika De Filippis e Saverio Mutone, il Riesame aveva già confermato la misura cautelare nei giorni scorsi. Secondo gli inquirenti, i quattro "concorrevano con differenti modalità di contribuzione nella preparazione e nell'esecuzione dell'azione". Nell'ordinanza di custodia cautelare si legge che "l'atto dinamitardo subito da Ranucci ha rappresentato per l'ambizioso progetto perseguito da Lavitola un dato estremamente positivo e favorevole, strumentale a garantirsi un posto di rilievo nel panorama politico italiano".

Le indagini della Direzione Distrettuale Antimafia proseguono su ulteriori filoni relativi agli affari finanziari dell'imprenditore, che aveva anche interessi legati ai carbon credit in Africa.

I buchi temporali nelle chat e i prossimi passi

Dall'analisi dei telefoni cellulari e del pc sequestrato all'indagato stanno emergendo presunti buchi temporali nelle comunicazioni tra Lavitola e Ranucci. Si tratterebbe di cancellazioni sospette nelle chat, sia nella fase precedente all'attentato che dopo, su cui i magistrati stanno conducendo ulteriori accertamenti.

Sul fronte investigativo, i pm della procura di Roma sono pronti a chiedere l'estradizione di Clesio Gomes Tavares, il cittadino camerunense attualmente latitante in Africa e accusato di essere stato l'intermediario tra Lavitola e la banda che ha materialmente eseguito l'attentato. Gli inquirenti starebbero concludendo la traduzione in francese degli atti per poi inviare una rogatoria internazionale propedeutica alla richiesta. Nel frattempo, entro la fine del mese Ranucci sarà ascoltato per la terza volta in qualità di persona informata sui fatti.

Al momento non è prevista la convocazione di Natàlia Potenza, ex compagna di Lavitola, che aveva manifestato l'intenzione di parlare con i magistrati.

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