Lavitola resta in carcere, la difesa annuncia il ricorso in Cassazione

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Valter Lavitola resta in carcere dopo la decisione del Tribunale del Riesame di Roma, che ha confermato l’ordinanza cautelare nell’inchiesta sull’attentato contro Sigfrido Ranucci. La difesa ha dichiarato di non condividere il provvedimento né sul piano dei fatti né su quello del diritto, pur ribadendo il pieno rispetto per le decisioni della magistratura. I legali hanno già annunciato un nuovo passaggio giudiziario: presenteranno ricorso in Cassazione contro l’ordinanza del gip che aveva respinto la richiesta relativa alla perdita di efficacia della custodia cautelare.

La strategia della difesa dopo la decisione del Riesame

Gli avvocati Arturo e Sergio Cola intendono procedere per saltum senza attendere il deposito delle motivazioni del Riesame, previsto entro 45 giorni. Al centro dell’iniziativa davanti alla Suprema Corte ci sarà dunque il precedente provvedimento del giudice per le indagini preliminari, contestato dalla difesa perché avrebbe rigettato una richiesta ritenuta dai legali ampiamente fondata. Si apre così un percorso distinto rispetto all’esame delle ragioni con cui i giudici romani hanno appena mantenuto la misura cautelare, mentre l’indagine resta per il momento incardinata nella Capitale.

Nel corso dell’udienza l’ex editore de L’Avanti! aveva reso dichiarazioni spontanee e consegnato una memoria di oltre settanta pagine con l’obiettivo di ottenere gli arresti domiciliari e un’attenuazione delle contestazioni. La richiesta prevedeva il trasferimento in un’abitazione in Basilicata, ma non ha modificato la valutazione dei giudici. L’imprenditore campano, indicato come mandante e organizzatore dell’azione dinamitarda e reo confesso, rimane quindi sottoposto alla misura più severa mentre prosegue il confronto giudiziario sulle accuse formulate nei suoi confronti.

Confermata anche l’aggravante del metodo mafioso

La pronuncia non riguarda soltanto la permanenza in carcere. Il Riesame ha mantenuto anche l’aggravante del metodo mafioso contestata nell’inchiesta sull’esplosione avvenuta il 16 ottobre 2025 davanti all’abitazione del giornalista a Pomezia. L’episodio è al centro del procedimento seguito dalla procura di Roma e la qualificazione giuridica confermata dai giudici resta uno degli elementi più rilevanti dell’impianto accusatorio. La decisione respinge quindi le istanze con cui i difensori puntavano non soltanto a modificare la misura cautelare, ma anche ad attenuare le contestazioni.

Tra gli aspetti ancora al vaglio dell’indagine figurano anche alcuni buchi temporali individuati nelle chat esaminate dagli investigatori. Sullo sfondo resta inoltre la posizione dell’ex compagna dell’indagato, che ha manifestato la volontà di parlare. Si tratta di elementi destinati a entrare nella prosecuzione degli accertamenti senza modificare, allo stato, la decisione cautelare adottata dai giudici. Il prossimo passaggio annunciato dalla difesa sarà invece concentrato davanti alla Cassazione sulla questione dell’efficacia della custodia, seguendo la strada processuale indicata dai legali subito dopo il pronunciamento romano.

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