Elicottero precipitato tra Marche e Toscana, addio a Mario Paglicci pioniere dell'oro
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Redazione Interno
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L'elicottero sul quale viaggiava Mario Paglicci, un pioniere dell'oreficeria aretina di 77 anni, è stato ritrovato completamente distrutto e bruciato in un canalone impervio del comune di Badia Tedalda, in quella zona montuosa che segna il confine tra le province di Arezzo e Pesaro Urbino. Il velivolo, che trasportava anche l'imprenditore Fulvio Casini, originario di Sinalunga, era scomparso dai radar nel pomeriggio del 9 novembre, dopo aver spiccato il volo da Arezzo, dando il via a una complessa operazione di ricerca che si è conclusa solo nella mattinata del giorno successivo, quando i soccorritori hanno potuto constatare la tragedia.
Una passione che andava oltre il lavoro
“Il volo era la sua vita”, ricorda, in queste ore di dolore, Pietro Sgrevi, imprenditore edile e amico di lunga data di entrambi gli scomparsi. Paglicci, che non aveva ancora compiuto trent’anni quando iniziò a pilotare, portava addosso questa passione quasi a pelle; una dedizione assoluta che, come spesso accade per le vocazioni più autentiche, finiva per assorbire ogni altro interesse. Aveva molti hobby, è vero, ma quando si trattava di volare, lasciava tutto il resto per salire sul suo elicottero, un gesto che per lui rappresentava la più pura forma di libertà.
Le operazioni di soccorso in un terreno difficile
Le operazioni di recupero, che hanno impegnato le squadre di terra del 118, i vigili del fuoco, i carabinieri e il Soccorso Alpino, si sono rivelate sin da subito particolarmente ardue a causa della morfologia del territorio, caratterizzato da pendii scoscesi e fitta vegetazione a un'altitudine di circa mille metri. Alla difficile ricerca da terra si è affiancato il supporto aereo, con due elicotteri dell'aeronautica militare e dei vigili del fuoco che hanno sorvolato l'area, cercando di accelerare i tempi di un intervento reso complesso dall'asperità dei luoghi.
Il ricordo degli amici e l'inizio degli accertamenti
Mentre le indagini, affidate alle autorità competenti, proseguono per stabilire le dinamiche precise dell’incidente, nella mente di chi li conosceva bene si affollano ora i ricordi dei momenti felici trascorsi insieme. Quelli di Paglicci e Casini erano legami veri, costruiti negli anni non solo sul lavoro ma anche sulla voglia di condividere il tempo libero, trovando in quella passione per il volo un ulteriore, potente collante. Un'amicizia che, come sottolinea Sgrevi, rappresentava un punto fermo, un rifugio dopo le fatiche quotidiane.




