Cronaca di un soccorso tra i boschi dell'Alpe della Luna per l'elicottero di Paglicci e Casini
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Redazione Interno
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L'ultimo punto abitato, prima che la natura si facesse più aspra e il segnale della telefonia mobile iniziasse a sfumare in un flebile sussurro, è diventato il centro nevralgico di una macchina dei soccorsi che, già dal primo pomeriggio di domenica, si è messa in moto senza sosta. A Parchiule, una frazione di Borgo Pace che conta appena una decina di abitanti e siede ai piedi dell'Alpe della Luna, hanno iniziato ad affluire, non appena è divampato l'allarme, Vigili del Fuoco, Carabinieri e i gruppi specializzati del Soccorso Alpino e Speleologico provenienti sia dalle Marche che dalla Toscana. È da questo avamposto, proprio sotto le vette dove si è consumata la tragedia, che sono state coordinate tutte le operazioni per localizzare l'Agusta Westland 109 sul quale viaggiavano Mario Paglicci e Fulvio Casini, un velivolo del quale si erano perse le tracce dopo un'ultima comunicazione e un video-selfie inviato ai familiari, preludio di un'avaria che ne ha decretato il destino.
Il ritrovamento del relitto in un canalone impervio
Solo nella mattinata seguente, dopo ore di apprensione, è arrivata la conferma che tutti temevano: l'elicottero è stato individuato in un canalone particolarmente impervio nel comune di Badia Tedalda, un lembo estremo della provincia di Arezzo a soli trecento metri dal confine con le Marche. Il velivolo, che aveva preso il volo da Poggio dell'Appione quella stessa domenica mattina, era ormai un relitto divorato dalle fiamme e quasi irriconoscibile, una scena che i primi soccorritori giunti sul posto, sia via terra che grazie agli elicotteri dei Vigili del Fuoco e dell'Aeronautica Militare, hanno definito surreale per la violenza dell'impatto. L'area, notevolmente scoscesa e di difficile accesso, è stata immediatamente interdetta, trasformandosi nel teatro di un'operazione complessa che ha visto impegnate, oltre ai mezzi aerei, anche le squadre di terra del 118, dei Carabinieri e del Soccorso Alpino.
La difficile operazione di recupero dei corpi
Sebbene non vi fossero più dubbi, nemmeno per le famiglie in lutto, sull'esito della sciagura, i corpi dei due imprenditori, probabilmente carbonizzati, non sono stati recuperati immediatamente. Mario Paglicci, settantasette anni, figura di spicco nel distretto orafo aretino, e Fulvio Casini, imprenditore immobiliare di Sinalunga noto per il suo impegno come volontario della Misericordia, hanno così trovato la morte in quel pomeriggio di domenica, poco prima delle diciassette, in un incidente le cui dinamiche precise attendono ancora di essere chiarite dalle autorità competenti. La morfologia del terreno, che non concede facilità alcuna, ha imposto una sospensione delle attività, rimandando il recupero alla mattina successiva, quando i soccorritori sarebbero tornati sul luogo del disastro per un'ultima, dolorosa missione.
La macchina dei soccorsi tra tecnologia e conoscenza del territorio
L'operazione di ricerca, che ha fatto leva sulle coordinate GPS ma che si è affidata anche, in modo determinante, alle "dritte" esperte dei cosiddetti carbonai, custodi di una profonda conoscenza di quei boschi, ha messo in luce la sinergia necessaria in simili frangenti. Mentre le foto diffuse ritraevano un paesaggio segnato dalla tragedia, la risposta delle forze in campo è stata un esempio di come si muove, con determinazione e precisione, la macchina dell'emergenza italiana di fronte a eventi che uniscono la crudeltà della cronaca nera all'implacabilità della natura. Un lavoro che prosegue, ora, nelle aule degli inquirenti, chiamati a ricostruire le cause che hanno portato allo schianto, mentre la notizia del ritrovamento chiudeva, purtroppo, la fase più acuta dell'incertezza.




