Massolo: «Minacce da Mosca, una guerra di parole. Subito garanzie per Kiev? Sì, le armi»
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
C’era anche Giampiero Massolo, già ambasciatore e presidente di Mundys, nella platea di imprenditori e politici in ascolto di Volodymyr Zelensky ieri a Cernobbio. Un intervento, quello del leader ucraino alla 51esima edizione del Forum Ambrosetti, che ha ribadito con forza la richiesta di garanzie di sicurezza immediate per il suo Paese, mentre da Mosca giungeva la prevedibile, quanto inquietante, risposta di Vladimir Putin.
Il presidente russo, infatti, ha dichiarato di considerare un «obiettivo legittimo» l’attacco a qualsiasi forza militare presente sul territorio ucraino, in un’escalation verbale che mira chiaramente a dissuadere i Paesi occidentali dall’inviare un supporto diretto. Una minaccia che Massolo, con il piglio dell’esperto di relazioni internazionali, definisce parte di una «guerra di parole», sebbene non per questo meno pericolosa o da sottovalutare.
Nel frattempo, Zelensky ha continuato la sua opera di coinvolgimento diplomatico, accusando Putin di «trasformare la diplomazia in una farsa» e rilanciando l’appello per sanzioni ancora più incisive sul commercio di idrocarburi russi, una mossa che – come egli stesso ha sottolineato – trova un inaspettato sostenitore nel presidente Trump. L’iniziativa dei cosiddetti “volenterosi”, riunitisi a Parigi, sembra aver prodotto i primi risultati, con oltre venti Paesi disposti a valutare forme di garanzia multinazionale per la sicurezza futura dell’Ucraina.




