Terre rare, l’equivoco sui giacimenti in Ucraina e l’accordo Usa
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Redazione Esteri
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La presunta ricchezza dell’Ucraina in terre rare, spesso citata come motivo di interesse strategico da parte degli Stati Uniti, si basa su un fraintendimento. Le terre rare, infatti, vengono spesso confuse con le cosiddette materie prime critiche, di cui fanno parte ma che includono anche altre risorse essenziali. Nella lista ufficialmente pubblicata dall’Unione europea, sono elencate 34 materie prime critiche, tra cui litio, cobalto, nichel e titanio, oltre alle 17 terre rare propriamente dette, come scandio, ittrio e i 15 lantanoidi della tavola periodica. Questo equivoco ha alimentato una narrazione che, sebbene suggestiva, non corrisponde del tutto alla realtà.
L’accordo proposto dagli Stati Uniti all’Ucraina, che ha attirato l’attenzione internazionale, riguarda in realtà un più ampio ventaglio di risorse minerarie, non limitandosi esclusivamente alle terre rare. Secondo quanto riportato dal New York Times, l’Amministrazione Trump avrebbe tentato di rimuovere dal testo dell’intesa un paragrafo relativo alle garanzie di sicurezza, ritenendolo estraneo agli obiettivi strettamente economici dell’accordo. Nonostante questo tentativo, il paragrafo è stato mantenuto, seppur in forma ambigua, nelle versioni successive del documento.
La questione delle garanzie di sicurezza è emersa con forza durante l’incontro tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e Donald Trump a settembre, quando il leader di Kiev ha presentato il cosiddetto “piano per la vittoria”. Zelensky, nel tentativo di assicurarsi il sostegno continuo degli Stati Uniti, ha sottolineato l’importanza strategica delle risorse minerarie del Paese, inserendole in un contesto più ampio di cooperazione militare ed economica. Tuttavia, le garanzie formali richieste da Kiev non sono ancora state formalizzate, lasciando aperte questioni di natura sia politica che giuridica.
Nel frattempo, l’Amministrazione Trump ha portato avanti altre iniziative interne, come il congelamento delle carte di credito dei dipendenti federali per 30 giorni, un provvedimento firmato tramite ordine esecutivo e giustificato come parte di una riforma per aumentare la trasparenza nella spesa pubblica. Questa mossa, annunciata su X (ex Twitter), rientra in un più ampio sforzo di razionalizzazione delle risorse governative, guidato dal dipartimento per l’efficienza del governo sotto la direzione di Elon Musk.
Sullo sfondo di queste dinamiche, la competizione globale per l’accesso alle materie prime critiche continua a intensificarsi, con gli Stati Uniti e la Cina in prima linea. L’accordo con l’Ucraina rappresenta un tassello della cosiddetta “tecno-guerra” tra le due superpotenze, in cui l’Europa rischia di rimanere marginalizzata. Mosca, dal canto suo, sembra pronta a giocare un ruolo attivo nella spartizione delle risorse, complicando ulteriormente il quadro geopolitico.




