Netanyahu non molla le alture del Golan
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Dopo la caduta del regime siriano di Bashar al-Assad, le truppe israeliane, su ordine del primo ministro Benjamin Netanyahu, avevano occupato le alture del Golan, territori da cui "non ce ne andremo più", aveva promesso il leader di Tel Aviv, sconfessando l'esercito dello Stato ebraico che aveva parlato di una manovra difensiva e temporanea. L'intento di Netanyahu è diventato realtà con il suo governo che ha approvato un piano per espandere gli insediamenti sulle alture del Golan occupate, affermando di stare agendo "alla luce della guerra e del nuovo fronte che in Siria si trova ad affrontare".
Nella notte, nuovi raid israeliani hanno preso di mira siti militari nella regione costiera di Tartus, in Siria. Lo rende noto l'Osservatorio siriano per i diritti umani. "Aerei da guerra israeliani hanno lanciato attacchi" contro diversi siti, tra cui unità di difesa aerea e "depositi di missili terra-terra", in quelli che l'Ong ha descritto come "gli attacchi più pesanti dal 2012" nella regione costiera di Tartus, che ospita una base navale russa.
Lunedì sera, Israele ha attaccato diversi siti militari nella regione costiera siriana di Tartus, dove sono stoccati missili terra-terra e altre munizioni, che hanno trasformato la detonazione in un piccolo terremoto, riferiscono i media locali. Le forze israeliane avrebbero fino adesso distrutto l'86% dei sistemi di difesa aerea della Siria. Tartus ospita anche una base navale russa, istituita nel 1971 durante l'era sovietica.
Per la prima volta, dalla caduta del dittatore Bashar al-Assad, Israele bombarda non più semplicemente obiettivi militari siriani, ma anche le province in cui è (era) più presente la Russia in Siria.




