Netanyahu rafforza il Golan, Turchia e Russia reagiscono
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Redazione Esteri
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Il primo ministro israeliano, Bibi Netanyahu, ha dichiarato senza mezzi termini che rafforzare il Golan significa rafforzare lo Stato di Israele. Questa affermazione è stata fatta subito dopo che il suo governo ha approvato all'unanimità, ieri sera, il piano per espandere la popolazione israeliana nella zona contesa. La decisione di espandere la popolazione israeliana sulle alture del Golan, una mossa che ha suscitato reazioni contrastanti a livello internazionale, è stata accompagnata da una serie di attacchi aerei in Siria. Negli ultimi giorni, infatti, Israele ha condotto centinaia di raid aerei, colpendo un gran numero di obiettivi militari, tra cui aerei da combattimento, missili, aeroporti, depositi di carburante e navi della marina siriana.
Secondo le Israel Defense Forces, nelle ultime 48 ore sono stati effettuati oltre 500 raid, con ulteriori decine di attacchi nelle ore successive. Questi attacchi, che hanno distrutto circa il 90% della potenza militare di Damasco, sono stati giustificati da Israele come una risposta preventiva a possibili minacce. Tuttavia, alcuni analisti, come Gaiani di Analisi Difesa, sostengono che tali attacchi non siano giustificati da azioni ostili provenienti dalla Siria.
Nel frattempo, l'ex presidente siriano Bashar Al-Assad ha rilasciato un comunicato in cui nega di aver pianificato di lasciare la Siria, dichiarando di essere rimasto a Damasco fino alle prime ore dell'8 dicembre, quando si è trasferito a Latakia, all'interno della base militare russa di Hmeimim. Questo sviluppo si inserisce in un contesto di crescente tensione nella regione, con l'influenza turca e qatarina su Damasco che continua a essere un fattore determinante nelle dinamiche del conflitto.
La situazione nel Golan e in Siria rimane estremamente complessa, con Israele che continua a espandere la sua presenza nella regione e a condurre operazioni militari su larga scala.




