Nuova manovra, per i premi di produttività tasse all'1% e buoni pasto a 10 euro

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il disegno di legge di Bilancio per il 2026, che ha ormai completato l'iter presso gli uffici della Ragioneria Generale dello Stato ed è stato firmato dal presidente della Repubblica Mattarella in vista della trasmissione al Senato, introduce due misure specifiche che interessano da vicino il mondo del lavoro. Un pacchetto, il cui valore complessivo è stimato intorno ai 2,5 miliardi di euro, che interviene su un fronte consolidato, come quello dei premi di produttività, e su uno più quotidiano, rappresentato dai buoni pasto. L'impianto della bozza, stando a quanto si apprende, mantiene sostanzialmente invariato il testo iniziale, puntando su una manovra che, sebbene articolata, mostra una certa continuità con le scelte operate in precedenti legislature.

Il cuneo fiscale sui premi di risultato

Una delle novità di maggior rilievo concerne la tassazione applicata ai premi di produttività, i quali, come stabilito originariamente dalla Legge di stabilità del 2016, sono soggetti a un'imposta sostitutiva dell'IRPEF e delle relative addizionali. L'attuale governo, che aveva già provveduto a ridurre l'aliquota dal 10 al 5 per cento con la prima manovra di bilancio del 2023, opera ora un ulteriore taglio, portandola fino all'1%. Questa agevolazione, la quale si applica nel limite di 3.000 euro lordi erogati al singolo dipendente, si inserisce in una strategia più ampia di alleggerimento del prelievo sui redditi da lavoro, mirando a premiare quei risultati conseguiti in virtù di un'accresciuta efficienza.

La soglia dei buoni pasto elettronici

Parallelamente, viene confermato l'innalzamento della soglia di esenzione fiscale per i buoni pasto di tipo elettronico, il cui importo massimo, non soggetto a tassazione, passerà dagli 8 euro attuali a 10 euro. La modifica, che andrà a incidere sull'articolo 51 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi, riguarda potenzialmente milioni di lavoratori, i quali potranno beneficiare di un guadagno annuo supplementare stimato in circa 500 euro. È bene sottolineare, tuttavia, che il beneficio è circoscritto alla tipologia elettronica, una specifica che non rende automaticamente tutte le forme di voucher per i pasti ugualmente vantaggiose dal punto di vista fiscale.

Le ricadute economiche della misura

L'intervento sui buoni pasto, se da un lato si traduce in un vantaggio tangibile per le finanze delle famiglie, dall'altro rappresenta un onere per l'erario, calcolato in una forbice compresa tra i 75 e i 90 milioni di euro. In un contesto economico segnato dall'inflazione e dal carovita, che mettono a dura prova bilanci sia dei ceti medio-bassi che di altri strati sociali, questa misura si configura come un tentativo di sostenere il potere d'acquisto, agendo su una voce di spesa ricorrente e incidendo indirettamente anche sui consumi. Si tratta, in definitiva, di una manovra che, pur non rivoluzionando l'assetto normativo, apporta aggiustamenti significativi a strumenti già esistenti.

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