Lezioni e paradossi: l'America rinnega sé stessa

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Non capita spesso di assistere a uno spettacolo come quello offerto da J.D. Vance, vicepresidente degli Stati Uniti, alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera. Vance, che rappresenta il Paese che nel 1945 liberò l’Europa dal nazismo e ne favorì la rinascita democratica, ha scelto proprio il palcoscenico tedesco per lanciare una serie di accuse contro i leader europei, accusandoli di essere la vera minaccia per il continente. Un paradosso che non sfugge a chi conosce la storia, ma che sembra non turbare chi, come Vance, ha fatto della retorica populista il proprio cavallo di battaglia.

«C’è un nuovo sceriffo in città», ha esordito Vance, lasciando intendere che l’amministrazione Trump-Vance intende rivoluzionare gli equilibri globali. La sua tesi, però, non si è concentrata sui tradizionali rivali geopolitici come Russia o Cina, bensì sull’Europa stessa. «La minaccia che mi preoccupa di più non è esterna, ma interna», ha dichiarato, riferendosi a quelle che ha definito «debolezze strutturali» dell’Unione Europea. Tra queste, ha citato la dipendenza energetica, le politiche ambientali e, soprattutto, la presunta incapacità di affrontare le sfide del futuro senza l’aiuto degli Stati Uniti.

Le parole di Vance, tuttavia, non sono cadute nel vuoto. Il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha replicato con fermezza, sottolineando che l’Europa non ha bisogno di lezioni da chi, come il vicepresidente americano, sembra aver dimenticato il ruolo storico degli Stati Uniti nel garantire la stabilità del continente. «Non accettiamo ingerenze esterne», ha dichiarato Scholz, in un momento particolarmente delicato per la Germania, a pochi giorni dalle elezioni federali. Il riferimento implicito era anche all’invito di Vance a collaborare con l’Afd, il partito di estrema destra tedesco, una mossa che ha sollevato non poche polemiche.

La Conferenza di Monaco, nata come forum per discutere di sicurezza globale, si è così trasformata in un teatro di scontri verbali, con Vance che ha ironizzato persino su figure come Greta Thunberg e Elon Musk, definendoli «distrazioni» superabili. Ma al di là delle provocazioni, il messaggio lanciato dal vicepresidente americano è chiaro: l’amministrazione Trump-Vance intende rivedere radicalmente i rapporti transatlantici, mettendo in discussione decenni di alleanze e collaborazioni.

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