Il castello delle cerimonie chiude i battenti, la Sonrisa si spegne tra i cancelli dorati e il silenzio della famiglia Polese

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Redazione Interno Redazione Interno   -   I cancelli dorati di via Stabia, a Sant’Antonio Abate, si sono chiusi per sempre lunedì scorso, e con essi si è spento quel vortice di luci, carrozze trainate da cavalli bianchi e torte nuziali che per anni aveva trasformato una struttura alberghiera in un fenomeno culturale e mediatico. Il Grand Hotel La Sonrisa, più noto al grande pubblico come il Castello delle Cerimonie, ha interrotto ogni attività ricettiva e ristorativa, e a nulla sono valse le battaglie legali intraprese dai proprietari per scongiurare l’epilogo.

La conferma è arrivata dal Consiglio di Stato, che ha ratificato la decisione del Tar della Campania, la quale aveva già disposto lo stop alle operazioni all'interno dello stabile, privato delle necessarie autorizzazioni per proseguire l'attività alberghiera.

Addio al regno del matrimonio kitsch, la sentenza che ferma le prenotazioni

La revoca delle licenze, ufficializzata dal verdetto del Consiglio di Stato, ha di fatto reso impossibile qualsiasi tipo di prenotazione, e chiunque oggi provi ad accedere alla sezione dedicata sul sito ufficiale dell'hotel si trova davanti a un avviso che, pur nella sua formula generica, sancisce inequivocabilmente il fermo: nessuna camera disponibile, né per soggiorni brevi né per periodi più estesi, a causa di restrizioni sui pernottamenti minimi che, a questo punto, appaiono irrilevanti di fronte alla realtà dei fatti.

La struttura, che aveva costruito la propria fama sulla messa in scena di matrimoni diventati celebri grazie alla trasmissione di Real Time, non può più accogliere gli ospiti, e l'intera macchina organizzativa, fatta di ricevimenti, cerimonie e banchetti, si è arrestata inesorabilmente.

L'ombra della lottizzazione abusiva e il silenzio dei proprietari

Alla base di questa brusca interruzione vi è una vicenda giudiziaria che affonda le sue radici nella condanna definitiva per lottizzazione abusiva, una sentenza che ha portato al sequestro e alla successiva confisca dello stabile, privando la famiglia Polese, storicamente alla guida dell'impresa, della possibilità di continuare a gestire la location.

E proprio da parte di quest'ultima, al momento, non è giunto alcun commento ufficiale, né tantomeno un annuncio riguardante eventuali progetti futuri per l'immobile, quasi che il silenzio fosse l'unico scudo possibile di fronte a un epilogo che sembrava ormai inevitabile dopo mesi di ricorsi e tentativi di annullamento; il precedente pronunciamento del Tar, infatti, aveva già acceso un faro sulle criticità legate alle autorizzazioni, e il Consiglio di Stato, con la sua decisione, ha messo la parola fine a ogni velleità di ripresa.

I cancelli si chiudono su un'era televisiva e imprenditoriale

Lo stop definitivo alle attività del Grand Hotel La Sonrisa rappresenta, per molti versi, la chiusura di un capitolo che mescolava cronaca rosa e cronaca nera, intrattenimento leggero e pesanti ombre giudiziarie, perché se da un lato le telecamere hanno immortalato per anni la sontuosità kitsch delle cerimonie, dall'altro la magistratura ha dovuto fare i conti con le irregolarità edilizie che hanno minato le fondamenta stesse dell'impresa.

Senza le concessioni necessarie, e con la conferma del ritiro delle licenze da parte della massima istanza amministrativa, non è più possibile esercitare né l'attività alberghiera né quella di ristorazione, e i cancelli che si aprivano per far entrare gli sposi, tra coreografie studiate e abiti sfarzosi, resteranno dunque sprangati, restituendo alla cittadina di Sant'Antonio Abate un silenzio che fa da contrappunto a quello che fu, per anni, un ininterrotto viavai di auto e invitati.

Il fatto che, nonostante la notorietà acquisita attraverso i reality show, la struttura non sia riuscita a sottrarsi al pugno di ferro della legge, dimostra come il richiamo della ribalta televisiva non possa sostituirsi al rispetto delle normative urbanistiche, e la decisione del Consiglio di Stato, lungi dall'essere un colpo di scena, si configura piuttosto come l'inevitabile approdo di un iter giudiziario che non lasciava spazio a interpretazioni favorevoli per i proprietari.

L'avviso sul portale delle prenotazioni, con quel messaggio di cortesia che nasconde l'impossibilità materiale di accogliere clienti, è ormai l'unica traccia digitale di un'attività che non c'è più, un reperto di quella che fu una macchina da soldi e da spettacolo, oggi ridotta al silenzio e all'abbandono.

I lavoratori, che per anni hanno animato le sale del castello, si sono ritrovati da un giorno all'altro senza un posto di lavoro e senza certezze, e la questione occupazionale, sebbene non oggetto di comunicazioni ufficiali da parte della famiglia Polese, resta uno dei tanti nodi irrisolti che questa chiusura si lascia dietro, mentre le istituzioni locali, e in particolare il prefetto di Napoli, sono state informalmente informate della situazione, senza che però siano emersi al momento piani concreti per il rilancio o la riconversione dell'area.

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