Rai, polemiche sulla circolare del "super-controllore"
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Redazione Interno
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La recente circolare dell'amministratore delegato della Rai, Gianpaolo Rossi, ha scatenato un acceso dibattito all'interno dell'azienda e tra le forze politiche. La direttiva, inviata lo scorso venerdì, prevede l'introduzione di un supervisore esterno per tutte le trasmissioni giornalistiche, una misura che ha suscitato reazioni contrastanti. Da un lato, l'Unirai, il sindacato dei giornalisti del servizio pubblico, ha cercato di minimizzare l'allarme, definendo infondate le preoccupazioni sollevate dall'Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai. Dall'altro, l'Usigrai ha contrattaccato, accusando l'azienda di voler mettere il bavaglio ai programmi di approfondimento giornalistico.
La questione ha assunto toni ancora più accesi quando le opposizioni politiche hanno definito la circolare un "lodo anti-Report", riferendosi al noto programma di inchiesta condotto da Sigfrido Ranucci. Secondo Stefano Graziano, capogruppo del Pd in commissione Vigilanza Rai, la direttiva rappresenta un tentativo di limitare la libertà di espressione, in contrasto con il Freedom Act europeo che mira a garantire maggiore autonomia ai servizi pubblici.
La vicenda ha avuto inizio nell'ottobre 2024, quando Rossi ha richiesto di verificare se tutte le trasmissioni della Rai avessero un supervisore esterno, una pratica nota come "segregazione dei poteri". La circolare, ribattezzata "norma Report", ha stabilito che tutte le trasmissioni dovranno avere un supervisore esterno alla produzione. Questa decisione ha scatenato una serie di proteste da parte dei sindacati e delle opposizioni, che accusano il governo di voler silenziare il programma di Ranucci.
Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia, ha rincarato la dose, affermando che la Rai dovrebbe licenziare Ranucci, definito un "diffamatore".




