La parabola di Benedetta Fiorini: da controllore a controllata nel volo di Ita e nel gigante Eni
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Redazione Economia
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C’è una certa ironia, se non una sostanziale anomalia di sistema, nel destino professionale di Benedetta Fiorini, ex deputata della Lega, che dopo aver vigilato sulle rotte ora si appresta a tracciarne qualcuna dall’interno. La neo dirigente – e il condizionale è d’obbligo solo per attendere il formale via libera del consiglio di amministrazione – è stata infatti designata come capo della strategia di marketing e comunicazione di Ita Airways, la compagnia che un tempo, in veste di membro dell’Enac, contribuiva a sorvegliare. La notizia, anticipata da Repubblica, ha il sapore di un incrocio perfetto tra politica e poltrone: Fiorini siede ancora nel consiglio di amministrazione dell’autorità che controlla il settore civile, la stessa dove la neo manager lavorerà d’ora in poi. Nessuna violazione, almeno stando alle prime verifiche interne, ma il cortocircuito tra controllo e operatività appare difficile da ignorare.
L’incarico in Ita e il nodo della vigilanza incrociata
Sarà l’amministratore delegato di Ita, Joerg Eberhart, a proporre formalmente l’assunzione di Fiorini al cda della compagnia, con un passaggio che molti osservatori definiscono quantomeno delicato. Perché se da un lato non esiste una norma che vieti espressamente a un consigliere Enac di approdare in una vettore privato (o a controllo pubblico), dall’altro la sovrapposizione temporale dei ruoli – Fiorini è ancora in carica nell’autorità – solleva interrogativi sulla terzietà delle decisioni passate e future. La stessa Enac, va detto, non ha rilevato profili di incompatibilità immediati, limitandosi a constatare che le dimissioni dalla consigliera sarebbero eventualmente successive all’assunzione. Un meccanismo, questo, che trasforma un potenziale conflitto in una mera procedura burocratica.
La scalata nei palazzi del potere: da Ita a Eni passando per il Mef
Ma la vera portata del movimento di Fiorini non si esaurisce nei cieli di Ita. Il Ministero dell’economia e delle finanze ha depositato da qualche giorno le liste per il rinnovo degli organi sociali di Enel, Enav, Eni e Leonardo, e lì il nome della ex parlamentare leghista compare con regolarità. Tra i candidati al consiglio di amministrazione del colosso energetico Eni – accanto a Giuseppina Di Foggia (indicata per la presidenza), a Claudio Descalzi (confermato amministratore delegato) e ad altri consiglieri come Matteo Petrella, Cristina Sgubin e Stefano Cappiello – spicca infatti quello di Benedetta Fiorini. Una doppia discesa in campo, quasi simultanea, che la vede pronta a sedersi contemporaneamente (o in rapida successione) nei vertici di una compagnia aerea e di una delle maggiori società petrolifere del paese.
I numeri dell’operazione e la liquidazione da sei milioni di un’altra manager
A rendere ancora più plastico il quadro c’è poi la vicenda parallela di Giuseppina Di Foggia, la presidente designata di Eni, che proviene da Terna. Secondo quanto ricostruito, la manager si era predisposta una cosiddetta “severance” – una liquidazione in caso di mancato rinnovo nell’incarico di amministratore delegato di Terna – del valore di circa 6 milioni di euro. Un trasloco pesante, insomma, dalla presidenza di una società infrastrutturale a quella del gigante energetico, con un compenso annuo che dovrebbe aggirarsi sui 500mila euro. Non è un incarico a tempo indeterminato, quello in Eni, a differenza del precedente ruolo in Terna dove Di Foggia era anche direttore generale. E proprio questa differenza contrattuale ha alimentato i dettagli della buonuscita, definita da più parti come una delle operazioni più generose degli ultimi anni nel capitalismo pubblico italiano. Fiorini, dal canto suo, non ha commentato né le cifre altrui né la propria doppia candidatura, limitandosi a incassare la fiducia dei ministeri competenti, vale a dire il Mef e il Mimit, che hanno depositato le liste di concerto.




