Le “maniere forti” a Valdebebas: Real Madrid, multa da 500mila euro per Valverde e Tchouameni dopo la doppia rissa
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Redazione Sport
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Che a Valdebebas, il centro sportivo dove il Real Madrid affila le sue armature, l’aria fosse irrespirabile lo si intuiva dal tecnico degli ultimi mesi, eppure nessuno si aspettava che quella tensione compressa esplodesse in una doppia rissa da manuale del codice penale. Il Real Madrid, attraverso una nota ufficiale che sa più di verdetto che di semplice comunicato, ha reso noto di aver inflitto a Federico Valverde e Aurélien Tchouameni una sanzione economica di 500mila euro a testa, chiudendo così quello che i media spagnoli hanno definito come l’incidente interno più grave mai ricordato nella storia recente del club. La decisione, arrivata a pochissimi giorni dal Clasico contro il Barcellona, segue un’indagine lampo condotta dall’ispettore disciplinare del club, davanti al quale i due centrocampisti si sarebbero presentati pentiti come scolari beccati con le mani nel marmellataio. Hanno insomma espresso il loro “sincero rammarico”, porgendo le scuse prima tra loro, poi alla dirigenza, allo staff tecnico e persino a quella tifoseria che, di questi tempi, ha ben altro per cui tenere il broncio (come un’altra stagione a secco di titoli che sta per chiudersi).
I fatti: quando il pallone passa in secondo piano
La genesi dello scontro racconta di uno spogliatoio sull’orlo di una crisi di nervi. Sembra che il primo round della contesa sia avvenuto mercoledì, durante una sessione di allenamento, dove un contrasto duro avrebbe scatenato la scintilla tra i due, con i compagni costretti a dividerli per evitare il peggio. Ma il secondo round, quello decisivo, è andato in scena giovedì. Stando alle cronache spagnole riprese anche dalla stampa italiana, Valverde avrebbe rifiutato la stretta di mano a Tchouameni prima dell’allenamento, un gesto che nella gergalità degli spogliatoi equivale a uno schiaffo morale; la tensione è rimasta sospesa come un coltello nell’aria per tutta la sessione, per poi degenerare al rientro negli spogliatoi. In quella che è stata descritta come una colluttazione fisica vera e propria, Valverde è rimasto ferito – secondo alcune fonti con un trauma cranico o una profonda contusione al volto – tanto da dover essere accompagnato in ospedale per ricevere punti di sutura. C’è, va detto, una versione fornita dallo stesso Valverde via social, dove l’uruguaiano ha spiegato che la ferita non è stata causata da un pugno del compagno, bensì dall’urto accidentale contro lo spigolo di un tavolo durante la colluttazione; una distinzione, quella tra “colpa diretta” e “incidente”, che potrebbe risultare decisiva in un eventuale giudizio, ma che non ha certo alleviato la multa salatissima che li ha colpiti.
La giustizia interna: una multa da mezzo milione a testa
Mentre fuori il mondo tuonava – e c’è da scommettere che i media abbiano impazzito nel ricostruire i dettagli di questa resa dei conti – la macchina disciplinare del Real Madrid ha operato con una rapidità e una severità che farebbero invidia a un tribunale militare. Non ci sono state sanzioni sportive (né sospensioni né esclusioni dalla rosa, almeno per ora) perché il club ha scelto di chiudere la pratica con un’ammenda che brucia le tasche: 500mila euro a testa. Nessun commento fuori luogo dai vertici, solo un comunicato asciutto che mette nero su bianco la chiusura della “procedura interna”. Secondo quanto riportato nella nota, i due giocatori non solo si sarebbero scusati tra loro, ma si sarebbero anche offerti volontari per accettare qualsiasi punizione la società ritenesse opportuna, presentandosi all’istruttore con un atteggiamento, viene da dire, da “collaboranti di giustizia”. A impressionare, in questo contesto di ordine e disciplina, è la scelta di non rendere noti i dettagli più crudi del faccia a faccia, lasciando che siano le cifre – mezzo milione di euro a testa – a parlare al posto dei pugni.
Il contesto: botte amiche e tradizioni dello spogliatoio
Chiamatele come volete, "botte amiche" o semplicemente la prova che la convivenza forzata di atleti ipercompetitivi a volte produce scintille pericolose; il fatto è che il mondo del calcio, e quello del Real Madrid in particolare, non è nuovo a episodi in cui la violenza diventa il linguaggio estremo di una frustrazione repressa. Dalle leggende metropolitane sui coltelli nelle squadre italiane degli anni Ottanta fino ai celebri faccia a faccia tra mostri sacri come Ibra e compagni, la storia del pallone è lastricata di risse in allenamento. Quello che cambia, oggi, è la velocità con cui la vicenda diventa un caso globale grazie alla (presunta) soffiata ai giornali, un aspetto che Valverde ha sottolineato con amarezza nel suo sfogo, lamentando che qualcuno all’interno dello spogliatoio abbia “diffuso pettegolezzi” in una stagione dove i riflettori sono già accecanti per via dei magri risultati sul campo. Il Real Madrid, in questo senso, ha fatto quadrato attorno al proprio codice etico e al mito della “nobleza” che vuole i problemi risolti in casa, non sui rotocalchi. La multa, in quest’ottica, è un morso alla catena: un modo per dire che la polveriera può anche esplodere, ma a pagarne il prezzo saranno comunque i colpevoli, in un rapporto di forza che lascia poco spazio alla clemenza.




