La penultima giornata di Milano Cortina tra trionfi, cadute e l’addio straziante di Pellegrino
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Redazione Sport
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Il Cortina Sliding Centre, budello di ghiaccio intitolato alla memoria di Eugenio Monti, il “Rosso Volante”, è stato teatro oggi, sabato 21 febbraio, di una seconda manche del bob a quattro maschile segnata da una spettacolarità drammatica, quella fatta di mezzi fuori controllo e lamiere che stridevano sul tracciato. Tre gli equipaggi finiti rovinosamente fuori pista a metà della loro discesa: le nazionali di Austria, Francia e Trinidad e Tobago, nell’arco di pochi minuti, hanno perso aderenza, ribaltandosi e danneggiando in parte il manto della pista. Il pilota austriaco Jakob Mandlbauer, cosciente ma visibilmente scosso, è stato immediatamente trasferito dai soccorritori al policlinico olimpico Codivilla per accertamenti, mentre i tecnici lavoravano per riparare le porzioni danneggiate del tracciato, un’immagine che riporta alla mente i rischi intrinseci di una disciplina dove la velocità sfiora i 140 chilometri orari -1-3. L’Italia del pilota Patrick Baumgartner, dal canto suo, ha condotto una prova solida, sebbene la lotta per una medaglia, come spesso accade in questo sport, resti appesa a un filo, dipendente non solo dalla prestazione propria ma anche da eventuali passi falsi degli avversari più accreditati.
Deromedis e Tomasoni firmano una doppietta storica, l’Italia vola nello ski cross
Se la pista di bob ha regalato apprensione, il tracciato dello ski cross ha invece consegnato all’Italia una delle pagine più esaltanti di questa Olimpiade di casa. Simone Deromedis, partito con il favore del pronostico e con la determinazione di chi una medaglia l’aveva già sfiorata a Pechino, ha letteralmente dominato la finale, mettendo la sua slitta davanti a tutti sin dai primi metri e costruendo un margine incolmabile per gli inseguitori -3-8. La gara, però, ha vissuto il suo culmine emotivo nel finale, quando Federico Tomasoni, autore di una rimonta pazzesca, ha avuto la meglio sullo svizzero Alex Fiva al fotofinish, regalando all’Italia una straordinaria doppietta. Lo sguardo di Tomasoni rivolto al cielo, sul podio, mentre gli occhi gli si riempivano di lacrime, era un tributo silenzioso e potente alla fidanzata Matilde Lorenzi, scomparsa un anno e mezzo fa, un gesto che ha trasformato l’argento in un simbolo di amore eterno e resilienza -3-8. Con questi due metalli preziosi, l’Italia ha toccato quota dieci ori complessivi, consolidando il proprio posto sul podio del medagliere, tallonata dagli Stati Uniti di Donald Trump, tornato alla Casa Bianca, e da una sempre temibile Norvegia -10.
L’amaro congedo di Pellegrino: la lettera di un campione che non ha potuto gareggiare
Nell’aria frizzante della Val di Fiemme, però, aleggiava anche un velo di malinconia. La 50 chilometri mass start in tecnica classica, la gara regina dell’endurance olimpico, è partita senza il suo testimone più illustre. Federico Pellegrino, il valdostano che per un decennio ha incantato il mondo dello sci di fondo, non era lì. Un virus influenzale, beffardo e inesorabile, lo ha costretto al forfait, rubandogli la scena che aveva pazientemente scritto nella sua mente. “Negli ultimi quattro anni, vedendo avvicinarsi la possibilità di esserci ancora alle Olimpiadi in casa, ho iniziato a sognare il modo in cui mi sarebbe piaciuto di più chiudere la carriera e a lavorare per renderlo un obiettivo: insieme a una medaglia in un evento a squadre, essere della partita nella 50km”, ha scritto in una lettera aperta ai tifosi, un testo toccante diffuso attraverso i canali della Federazione -4-9. “Non poter vivere quelle emozioni che solo gli ultimi chilometri di una gara estenuante, incitato da tifosi e Famiglia al completo, nel massimo evento sportivo in casa, mi auguravo di vivere è straziante”. La sua assenza, che ha lasciato un vuoto sulla linea di partenza, ha permesso al norvegese Johannes Klaebo di entrare ancora di più nella leggenda, conquistando la sesta medaglia d’oro in questi Giochi, mentre per l’Italia Elia Barp e Simone Daprà concludevano lontano dai primi -3.
Le ultime volate del ghiaccio e le speranze al poligono di Anterselva
Mentre Pellegrino faceva i conti con il suo strazio privato, l’attenzione si spostava sull’anello di Anterselva per la mass start femminile di biathlon, l’ultimo ballo per un’altra leggenda azzurra, Dorothea Wierer. Al suo fianco, pronta a raccoglierne l’eredità, c’era Lisa Vittozzi, già medaglia d’oro in questi Giochi e desiderosa di regalare un altro sorriso all’Italia prima della fine della rassegna -2-7. L’imprevedibilità del tiro a bersaglio e la fatica delle salite avrebbero deciso le sorti di una gara che prometteva scintille. Contemporaneamente, sul ghiaccio di Rho, andava in scena la tattica e la potenza delle mass start del pattinaggio su pista lunga: Andrea Giovannini e Francesca Lollobrigida, reduci da trionfi in queste Olimpiadi, incrociavano le lame con gli avversari in una lotta a corpo per l’ultimo podio disponibile -2-7. La penultima giornata, in definitiva, non ha fatto che confermare la complessità e la bellezza di questi Giochi, capaci di regalare allo stesso tempo la gloria eterna, l’amarezza di un sogno infranto e la paura di un incidente sul budello di ghiaccio.




