Tensioni a destra sulla Consulta: eletti i nuovi giudici dopo mesi di scontri

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Dopo 460 giorni di stallo, il Parlamento ha finalmente eletto i quattro nuovi giudici della Corte Costituzionale, un traguardo raggiunto solo dopo 17 votazioni fallite, schede bianche e una lunga serie di accuse incrociate tra i partiti. Due i nomi espressi dal centrodestra, uno dal Partito Democratico e uno di estrazione tecnica, in un quadro che riflette, non senza tensioni, gli equilibri politici attuali.

Tra i nuovi giudici, spicca la figura di Roberto Cassinelli, avvocato genovese classe 1956, già deputato e senatore di Forza Italia, nonché esponente storico del Partito Liberale Italiano. Cassinelli, descritto da ex avversari politici come un “sincero democratico” – tanto da non aver mai mancato una celebrazione del 25 aprile – rappresenta un profilo coerente con il suo passato politico, radicato nella tradizione liberale. La sua elezione, tuttavia, non è stata priva di polemiche, alimentate dai contrasti interni alla maggioranza.

Il primo nome proposto da Fratelli d’Italia è quello di Francesco Saverio Marini, professore di diritto costituzionale all’Università di Roma Tor Vergata e figlio di Annibale Marini, ex presidente della Corte Costituzionale. Marini, cinquantenne consigliere giuridico di Giorgia Meloni, è noto per aver lavorato alla riforma del premierato, un tema caro alla leader di FdI. La sua nomina, però, non ha placato le tensioni tra i partiti di governo, con Forza Italia e Lega che hanno più volte manifestato malumori, accusandosi a vicenda di aver ostacolato il processo di selezione.

L’impasse, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, è stato superato grazie a un dialogo diretto tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein, leader del Partito Democratico. Nella tarda serata di mercoledì, i due hanno avuto uno scambio di messaggi, culminato in una telefonata decisiva. Un passaggio che, se da un lato ha permesso di sbloccare la situazione, dall’altro ha evidenziato le fragilità della maggioranza, incapace di trovare un accordo senza l’intervento dell’opposizione.

La lunga paralisi che ha caratterizzato l’elezione dei giudici costituzionali ha sollevato non poche critiche, soprattutto per il ritardo con cui il Parlamento ha adempiuto ai propri obblighi istituzionali. Un ritardo che, oltre a minare la credibilità delle istituzioni, ha rischiato di compromettere il funzionamento della Corte, lasciandola per mesi in una situazione di precarietà.

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