Addio a Drew Struzan, l'artista che dipinse l'immaginario di Hollywood
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il mondo del cinema perde uno dei suoi narratori per immagini più raffinati, colui che, impugnando pennelli e aerografo, seppe tradurre in icone indelebili le storie che hanno segnato la nostra epoca. Drew Struzan, la cui mano ha forgiato l'identità visiva di pellicole divenute mito, è scomparso lunedì 13 ottobre all'età di 78 anni, dopo una lunga malattia. L'annuncio, come spesso accade oggi, è giunto attraverso un canale sociale, un post sull'account Instagram dell'artista, dove il suo manager ha condiviso un commosso e laconico addio: «Con il cuore pesante devo dirvi che Drew Struzan ci ha lasciati il 13 ottobre». Una dipartita che, giunta a pochi giorni dalla scomparsa di Renato Casaro, altro gigante dell'illustrazione cinematografica, sembra segnare la chiusura di un capitolo fondamentale per la storia della Settima Arte.
L'uomo che creava i sogni prima che diventassero film
La sua carriera, che si è snodata lungo un arco temporale di cinquant'anni, non fu semplicemente un susseguirsi di commissioni, ma una vera e propria opera di definizione dell'estetica del cinema di genere. Opere come i manifesti per "Star Wars", "Indiana Jones" e "Ritorno al futuro", per citare solo le saghe più celebri, non erano mere riproduzioni di una scena o di un attore; esse costituivano, piuttosto, una sintesi visiva dell'anima del film, una promessa di avventura e di stupore che catturava lo spettatore ancor prima che questi varcasse la soglia di una sala. Struzan, il quale si era ritirato dalla vita pubblica a causa dell'Alzheimer, possedeva l'arte rara di fondere i tratti dei protagonisti in un insieme armonico, dando vita a composizioni epiche che, pur nella loro staticità, traboccavano di dinamismo e di pathos.
Un'eredità di inchiostro e colori che sopravvive allo schermo
La sua tecnica, un meticoloso connubio tra illustrazione tradizionale e abilità pittorica, ha resistito all'avvento del digitale, mantenendo intatta una qualità artigianale che pochi hanno saputo eguagliare. Dalle atmosfere cupe e paranoiche de "La cosa" alle speranze infantili de "I Goonies", fino alla malinconia futura di "Blade Runner", ogni suo lavoro era un universo autonomo, capace di raccontare una storia nella storia. Le sue locandine, che per molti rappresentano il volto stesso del film, sono divenute oggetti di culto, collezionate e ammirate indipendentemente dalla pellicola che promuovevano, testimoniando come il suo genio abbia travalicato i confini della semplice pubblicità per approdare a quelli dell'arte pura.
Oltre il poster: la definizione di un'epoca culturale
Quello che Struzan ha lasciato, in definitiva, non è solo un catalogo di immagini memorabili, ma un vocabolario visivo condiviso che ha plasmato l'immaginario collettivo di diverse generazioni. I suoi ritratti, caratterizzati da un realismo idealizzato e da un uso sapiente della luce, hanno fissato nell'immaginario popolare i lineamenti di eroi e antieroi, rendendoli immediatamente riconoscibili e, in un certo senso, eterni. La sua scomparsa non segna dunque solo la fine di una carriera illustre, ma chiude simbolicamente un'era in cui la magia del cinema passava anche attraverso la paziente alchimia di un artista e della sua tavola da disegno, un'epoca in cui i sogni di celluloide venivano prima abbozzati su carta, con un tratto che sapeva di leggenda.




