Tragedia a Magione, i gemelli Fierloni fulminati mentre cercavano di recuperare un piccione dal palo della tensione
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Non era ancora mezzanotte quando un padre, uscito in cerca di due dei suoi figli insieme ad altri familiari, ha fatto l’incontro più crudele che si possa immaginare in un’area boschiva di Magione, in provincia di Perugia. A terra, in località La Goga, giacevano i corpi senza vita di Francesco e Giacomo Fierloni, due giovani gemelli di appena 23 anni, spentisi sul colpo a causa di una violentissima scarica elettrica. La dinamica, ricostruita nelle ore immediatamente successive dai carabinieri del comando provinciale di Perugia e dai vigili del fuoco, restituisce l’immagine di un gesto semplice – forse dettato da una passione comune – compiuto con uno strumento che si è rivelato un tragico vettore di morte.
I due ragazzi, che secondo quanto emerso lavoravano nell’azienda di termoidraulica di famiglia, si erano allontanati da casa intorno alle otto di sera di martedì 21 aprile. Il loro intento, lontano da qualsiasi logica di bracconaggio essendo la caccia vietata in questo periodo, era prettamente tecnico e preparatorio: stavano addestrando i cosiddetti “volantini”, quei piccioni da richiamo fondamentali per la caccia al colombaccio, una pratica molto radicata nella tradizione venatoria umbra. Nel dettaglio, uno di questi volatili, probabilmente disorientato o semplicemente stanco durante l’addestramento, si era posato sui cavi di media tensione, tronchi di un palo che sforna una potenza di 20.000 volt a un’altezza di circa dieci metri dal suolo.
Nel tentativo di rimediare a questo inconveniente – un rischio concreto per chi possiede questi uccelli, che se ben addestrati possono rappresentare un investimento economico non indifferente – i due fratelli hanno commesso un errore fatale. Per scacciare o recuperare il volatile, hanno utilizzato un lungo tubo telescopico in carbonio e alluminio; un attrezzo che, se da un lato offriva la lunghezza necessaria per raggiungere l’altezza dei cavi, dall’altro rappresentava un conduttore perfetto per l’elettricità. È probabile che uno dei due, Francesco o Giacomo, abbia urtato accidentalmente i fili scatenando la scarica mortale; l’altro, forse nel tentativo istintivo di prestare soccorso al fratello o semplicemente per la vicinanza fisica nello stesso istante, è stato raggiunto a sua volta dalla corrente.
L’addestramento dei volatili e il rischio nascosto della passione
Per comprendere appieno la dinamica, è necessario soffermarsi sulla pratica che ha portato i due giovani in quella radura. I piccioni da richiamo – o “volantini” – non sono semplici animali da cortile; sono atleti allenati a volare in cerchio per attirare i colombacci selvatici verso l’altana del cacciatore. Un addestramento che richiede tempo, pazienza e, come sottolineano gli esperti del settore, un forte legame con l’ambiente. Spesso capita che un volatile, distratto o spaventato, si posi sui rami più alti o, come in questo caso, sulle infrastrutture umane come i tralicci. Il gesto di recuperarlo, per chi ha speso ore e denaro nell’addestramento, è quasi un automatismo.
Eppure, la tragedia di Magione evidenzia come la consuetudine possa trasformarsi in trappola. L’utilizzo di un’asta in carbonio (un materiale leggero ma conduttivo) in prossimità dei cavi dell’alta tensione è una pratica che trasforma una normale operazione di recupero in una sfida con la fisica, una sfida che ieri sera due ragazzi ventitréenni hanno tragicamente perso. I soccorsi, sebbene tempestivi con l’arrivo del 118 e l’elisoccorso, non hanno potuto fare altro che constatare l’inutilità dei tentativi di rianimazione cardiopolmonare, data la violenza dell’impatto elettrico subito dai due corpi.
Il recupero dei corpi e le verifiche degli inquirenti
Le operazioni di recupero, complesse a causa dell’orario notturno e della morfologia impervia del terreno in località La Goga, si sono protratte per diverse ore. I vigili del fuoco hanno lavorato per mettere in sicurezza l’area e rimuovere le salme, mentre i militari dell’Arma eseguivano i rilievi del caso. Una scena, quella del ritrovamento da parte del padre, che restituisce la portata umana di un incidente che ha sconvolto l’intera zona del Trasimeno. Sebbene le prime ipotesi parlassero di studenti, successive verifiche hanno confermato che Francesco e Giacomo erano già inseriti nel mondo del lavoro, impegnati concretamente nell’azienda di famiglia.
Il sindaco di Magione, Massimo Lagetti, ha fornito un ulteriore tassello alla ricostruzione, ipotizzando che l’incidente possa essere avvenuto in due fasi distinte: uno dei due gemelli ha toccato il cavo morendo all’istante, mentre l’altro è rimasto folgorato un attimo dopo, probabilmente mentre cercava di strappare il fratello alla scarica. Una concatenazione di eventi brevissima, della durata di un battito di ciglia, che ha cancellato due vite piene di progetti.




