Crédit Agricole e Banco Bpm, un'alleanza che potrebbe cambiare gli equilibri bancari

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Dopo mesi di immobilismo imposto dalla passivity rule – conseguenza della mancata opa di Unicredit su Banco Bpm – la banca lombarda torna a essere protagonista del risiko finanziario italiano. Mentre Unicredit, forte di un secondo trimestre da record con un utile netto di 3,3 miliardi e ricavi a 6,1 miliardi, consolida la sua posizione, gli occhi sono puntati sulle mosse di Crédit Agricole, che potrebbe rafforzare i legami con Banco Bpm.

L’interesse del gruppo francese, che già detiene una quota significativa del capitale, sembra orientarsi verso un’alleanza industriale, complici anche le tensioni tra Unicredit e Amundi, società di gestione del risparmio controllata proprio da Crédit Agricole. Sebbene il contratto di distribuzione tra Unicredit e Amundi scada nel 2027, fonti di mercato segnalano una progressiva riduzione della collaborazione, con la banca italiana che starebbe limitando l’offerta di prodotti francesi. Una mossa che, se confermata, potrebbe accelerare il riavvicinamento tra Crédit Agricole e Banco Bpm.

Intanto, l’affossamento dell’opa ha avuto ripercussioni anche sul fronte dei rating: S&P Global Ratings ha confermato il giudizio "BBB/A-2" su Banco Bpm, mantenendo un outlook positivo nonostante le incertezze legate alla mancata operazione. Un segnale di fiducia che, tuttavia, non cancella le ombre sul futuro delle relazioni tra gli istituti. A Bruxelles, intanto, resta aperta la procedura d’infrazione contro l’Italia per l’applicazione del golden power nel settore bancario, un elemento che potrebbe influenzare gli scenari futuri.

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